Rassegna storica del Risorgimento

NAPOLI ; GARIBALDI GIUSEPPE
anno <1942>   pagina <613>
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La dittatura di Garibaldi a Napoli 613
ed il terribile indirizzo del Settembrini ai napoletani scritto a Firenze il 4 luglio. Fierezza di animo, audacia e fermezza di propositi, compren­sione chiara delle esigenze politiche e del corso inesauribile della storia, *n opposizione alla incomprensione borbonica ed alla ricerca di tentativi che suscitavano solamente sfiducia e disapprovazione. L'abisso fra il re ed il popolo era perciò diventato incolmabile ed il vecchio Regno, alla luce della esperienza politica ed alfnrto delle forze, si preparava ad assumere un nuovo volto, una nuova vita ed una nuova organizzazione.
Intanto le nuove forze non tardavano a penetrare ed a manife­starsi nel Regno-ove già si era largamente diffuso il mazzinianesimo. Ricordiamo che fin dall'anno prima, 1859, elementi liberali avevano costituito un Comitato dell'Ordine che presto stringeva rapporti di collaborazione politica nazionale con la Società Nazionale dì Torino rappresentata dal La Farina e con il Comitato dell'Unità e dell'Azione di Genova rappresentato dal Bertani. All'inizio della sua formazione il Comitato di Napoli, animato da un generico programma liberale, trovava negli altri due centri politici l'unità di intenti bastevole .per una schietta collaborazione. Ma dovendo scegliere i mezzi di azione pei? la necessaria operosità da svolgere, il cozzo appariva inevitabile nel Beno dello stesso Comitato di Napoli per gli opposti orientamenti verso i due centri di Genova e di Torino. La separazione degli elementi avveniva così per necessità di cose; la scelta dei mezzi si basava su contrastanti vedute, e gli uomini si orientavano verso direzioni opposte.
Il Comitato originario perdeva dunque il suo colore e la sua vita e dava luogo a due centri di attività con due programmi opposti: il Comitato dell'Ordine che raccoglieva uomini autorevoli per prudenza e moderazione e che si ispirava alla politica del Cavour; ed il Comitato di Azione che raccoglieva uomini audaci nel pensiero e nell'azione, pronti ad osare perchè alieni da ogni forma di riserva e che si ispiravano al programma di Mazzini. Tale separazione doveva essere causa di atteggiamenti aggressivi, di esagerate interpretazioni e di episodi dolo­rosi. E se in un primo momento il partito di Azione sembrava avere il sopravvento per l'audace impresa dei Mille, il partito dell'Ordine invece doveva alla fine essere vittorioso per il maggiore e scelto numero dei collaboratori, per la importante politica del Governo, per l'adesione del popolo ed infine per la risoluzione generosa di Garibaldi nella tormentata questione dell'annessione plebiscitaria.
Intanto il Cavour fin dal mese di giugno aveva moltiplicata la sua attenzione sul problema meridionale che suscitava preoccupazione e richiedeva intervento autorevole. Importante è la lettera del 4 luglio