Rassegna storica del Risorgimento

NAPOLI ; GARIBALDI GIUSEPPE
anno <1942>   pagina <617>
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La dittatura di Garibaldi a Napoli 617
il mazziniano Nicola Mignogna e Giacinto Albini, chiamato dal Crispi il Mazzini lucano. Subito s'inviavano delegati nel Salernitano ed in Avellino (i due principati) per organizzare il movimento insurrezionale e renderlo contemporaneo per tutto il Regno. Il comando delle forze ir pine veniva affidato al colonnello Francesco Mat arazzo uno degli strenui difensori di Venezia inviato ad Avellino ove era stato organiz-zato un Gomitato dipendente da quello centrale dell'Ordine e presie­duto dal De Concilii il Leone Irpino. Il supremo comando militare intanto veniva affidato al generale Ribotti.
Il movimento dunque, inquadrato in un campo militare, animato da elementi liberali unitari (monarchici e repubblicani) e diretto da ufficiali di provato valore, aveva il compito di fare insorgere le popola­zioni, di provvedere allo sviluppo contemporaneo o immediatamente successivo dell'azione mediante concentramento di forze e di procla­mare governi provvisori. Anche le due Calabrie dopo un breve indugio, causato dalla presenza di alcuni capi dell'esercito borbonico, coman­dato dal Ghie, dal Vial e dal Briganti, insorgevano alla notizia dello sbarco di Garibaldi a Melito nella notte tra il 19 e 20 agosto. Il 23 Co­senza si sollevava e con l'indisciplina, il panico e le diserzioni, le truppe borboniche davano il loro contributo alla proclamazione dei governi provvisori, alla organizzazione della Guardia nazionale ed alla dichia­razione della legittimità della insurrezione. Anche le Puglie avevano aderito già da qualche giorno al movimento ed il 20 agosto in Altamura, dove era stato inviato il*Boldoni per ostacolare l'avanzata delle truppe regie che svolgevano un ripiegamento comandato dal generale Flores, si istituiva un Governo provvisorio in nome del Re e del dittatore Garibaldi.
La marcia attraverso le Calabrie si iniziava contemporanea alla azione dei Comitati, l'esercito borbonico perdeva la necessaria compagine, i combattimenti si susseguivano con ripetuti trionfi, delle armi nazionali e tutto lasciava prevedere la caduta inevitabile del trono ed il tramonto di una dinastia che faceva leva sullo spergiuro e sul tradimento.
Fin dall'inizio del mese di agosto infatti, il principe Luigi, conte di Aquila, *) che aveva consigliato il Re ad assumere una direttiva più risoluta e che aveva conosciuto la doppia faccia del Romano più incline al partito unitario che a quello borbonico subiva una triste sorte per
i) II borbonico Bianchini afferai ava che il Conte di Àquila fu di accordo con il partito delia rivoluzione e vi ha fondato sospetto che aspirasse a far partire il re suo nipote per assumere il governo dello Stato come vicario generale. I prin­cipali avvenimenti politici e diplomatici degli Stati di Europa dalla fine del secolo XvTI in poi - mns II, g. 8, voi. 6, fol. 347.