Rassegna storica del Risorgimento
NAPOLI ; GARIBALDI GIUSEPPE
anno
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1942
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pagina
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633
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La dittatura di Garibaldi a Napoli <J33
Si generava così una situazione incresciosa e compromettente per la responsabilità degli atti che era stata conferita al Ministero soltanto di nome e non di fatto e per cui conteneva i germi di una malattia insanabile. E tutto il Ministero, fin dal 10 settembre, presentava le sue dimissioni al Dittatore, ripetute poi nella seconda petizione del 22 settembre in cui venivano riconfermati tutti gli errori e le falsità intorno agli atti legislativi per irregolarità perpetrate dalla Segreteria generale.
Spesse volte con franchezza e con sincerità le manifestammo le nostre osservazioni sopra questo ed altri ponti, ed in varie guise ci studiammo di attenuarne gl'inconvenienti; ma i nostri voti non ebbero effetto. J)
Né diverso era il contenuto della terza petizione in data 25 settembre inviata al Dittatore da dimissionari che conservavano ancora il potere. Era l'ultima parola del Ministero che aveva già sperimentata la sua impotenza e la sua debolezza nel combattere le irregolarità amministrative. Veniva richiamata l'attenzione sui danni e sui pericoli provocati dai governatori investiti di poteri illimitati anche dopo l'approvazione di un regolamento che aveva lo scopo di riordinare questo aspetto dell'attività politica del paese. Non mancava inoltre la chiara accusa alla Segreteria, causa di tutto il disordine e di tutta la preoccupazione da parte dell'opinione pubblica.
Noi ripetiamo la causa di ciò dall'istituzione della Segreteria, la quale si è arrogata la facoltà di dare importanti provvedimenti senza discuterli in consiglio e senza che alcuno dei ministri ne fosse consapevole. Per riparare a siffatti inconvenienti i qui sottoscritti domandarono più volte ebe ciascun atto fosse discusso in consiglio e contrassegnato da un ministro, cosa da voi consentita perchè ragionevole, ma non mai effettuata. 2)
Le accuse del Ministero non erano né esagerate, né inventate perchè chiarivano uno stato reale di cose, denso di avvenimenti prossimi e lontani che dovevano suscitare in ogni persona di buon senso forti preoccupazioni. Del resto anche la pubblica opinione, dopo il primo momento di entusiasmo e di speranza, cominciava a comprendere che la condotta del Governo rivoluzionario era troppo imprudente ed ardita e che quella dello stesso Dittatore presentava una progressiva preoccupazione per l'accentuarsi sempre maggiore del suo dissidio con il Cavour determinato dalle precedenti direttive politiche. Era del 15 settembre la lettera di Garibaldi all'aw. Brusco di Genova in cui veniva confessato apertamente il suo dissidio con il grande ministro piemontese.
1) II Nazionale del 4 ottobre, n. 46.
2) Il Nazionale del 4 ottobre, n. 46,