Rassegna storica del Risorgimento

NAPOLI ; GARIBALDI GIUSEPPE
anno <1942>   pagina <639>
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La dittatura di Garibaldi a Napoli n39
Pallavicino, esprimeva la nuova convinzione raggiunta dall'Eroe niz­zardo dopo un colloquio intimo avuto con il patrizio lombardo a Torino nello stesso anno.
Io devo dunque in due parole dirvi che sono con voi. con Manin e con qualunque dei buoni italiani che uri menzionate; vogliate adunque farmi l'onore di ammettermi nelle vostre file, e dirmi quando dobbiamo fare qualche cosa Desidero che mi coman­diate in ogni circostanza.
L'adesione del Garibaldi alla Società Nazionale non restava priva di risonanza anche negli uomini più. rappresentativi del Partito di Azione ed il 27 agosto del 1857 una importante adunanza di soci elesse a presidente il Pallavicino; vice-presidente Garibaldi; segretario La Farina .,}
Non vi era più. dubbio. La monarchia aveva conquistato l'animo ed il cuore di Garibaldi, il quale, anche tra i dissensi programmatici e le opposte e decise risoluzioni, svolgeva i suoi eroici fatti d'armi ed i suoi atti di governo, sempre in nome del Re e del principio monarchico.2)
La nomina del Pallavicino intanto veniva accolta con poco entu­siasmo e se tutti ammiravano in lui il passato eroico ed il forte sen­timento nazionale on le regarde généralement comme un éxprit léger , et n'ayant aucune expérience des affaires.*) Del resto il momento era particolarmente difficoltoso : guerra all'esterno e lotte politiche all'interno. Napoli, infatti, ospitava i diversi partiti ed era continuo teatro di con­flitti dottrinali e di disordini. Del resto la caduta di un Regno, sebbene annunziata da tutta una inesperienza politica del passato Governo e da quella incomprensione di fatti nuovi generata da mentalità limitata e volutamente rigida doveva, per necessità dialettica, manifestare forze contrastanti ed aspetti molteplici di vita politica.
Il momento era favorevole dunque allo sviluppo delle varie ani­mosità programmatiche e di parecchi speculatori pronti sempre a carpire impieghi e ad attuare piani vergognosi in aperto contrasto opn i sentimenti di disinteressato patriottismo e di purezza ideale.
Il Pallavicino, pur serbando fede nel suo principio monarchico, non perdeva la sua condotta conciliativa, espressione del suo temperamento

1J M. MAZziorn, La recatone borbonica nel Regno di Napoli, Milano-Roma, 1912, p. 357.
2) Ricordiamo a questo proposito una affermazione di C. Agrati secondo imi il Generale, prima di mudare la sua marcia eroica da Quarto, aveva scritto una lettera al Re per confermare che il grido di guerra della spedizione sarà u Italia e Vittorio Emanuele . C. AGRATI, / Mille nella storia e nella leggenda, Milano, 1933, p. 66.
3) C. MAKALÌH. op. ctf>, p. 187.