Rassegna storica del Risorgimento

NAPOLI ; GARIBALDI GIUSEPPE
anno <1942>   pagina <642>
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Francesco Zerella
Garibaldi così ricordato:e Ho veduto l'eroe. Mi si mostrò molto amiche­vole, ma potei discorrere con lui solo pochi minuti. L'unico risultato della conversazione fu l'avermi assicurato che andrà a Roma.1) Ma Garibaldi, che non divideva pienamente il programma politico di Maz­zini, non tardava a dichiarare ne rien craindre de sa présence à Naples et a taxé d'utopics ses idées sur l'Italie.2) L'unico che in quel momento poteva consigliare il Mazzini di lasciare Napoli, senza arre­cargli offesa ed umiliazione alcuna era il Pallavicino; non ancora nomi­nato prodittatore. La sna parola doveva apparire come quella di un amico e non come quella di una persona politicamente ed ufficialmente autorevole. Occorreva perciò far presto e rompere ogni indugio che il Pallavicino dimostrava.
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Io lo seppi dalla signora Anna, consorte al Pallavicino, donna di altissimi sensi italiani, e sovente attivissima cooperatrice nelle axdne congiunture politiche, e subito e feci notare come diventava quel passo, se non impossibile, periglioso e sconveniente al certo, se più indugiando fosse stato il Pallavicino nominato Prodittatore: allora quella lettera avrJa cambiato assolutamente di carattere e di ragioni. 9)
La lettera veniva così pubblicata nel giornale L'Opinione Nazio­nale in data 4 ottobre ed invitava il Mazzini ad allontanarsi dalle Provincie meridionali spiegandone il motivo e dicendo che la sua presenza
in questi posti crea imbarazzi al governo e pericoli alla nazione, mettendo a repen­taglio quella concordia, che torna indispensabile all'avanzamento ed al trionfo della causa italiana. Anche non volendo, voi ci dividete.
La lettera produceva dolorosa ripercussione nell'animo del Maz­zini ed il primo suo impeto fu di andarsene; ma Garibaldi non lo volle a qualunque costo, mandò amici a distorglielo . *) Così il Mazzini in data 6 ottobre rispondeva esprimendo con un categorico rifiuto la sna nuova fede politica :
Il più grande dei sacrifici ch'io potessi mai compiere, l'ho compiuto, quando interrompendo, per amore dell'unita e della concordia civile, l'apostolato della mia fede, dichiarai che io accettavo, non per riverenza a ministri monarchici, ma alla mag­gioranza del popolo italiano, la monarchia, pronto a cooperare con essa, purché fosse fondatrice dell'unità.
D Mastini** Lettera* lettera a Carolina Stansfcld, voi. Ut, p. 245.
2) G. MABALDI, op. cit~ p. 176.
a) DEMETRIO SAIAZAKO, Cenni sulla Rivoltolone italiana del 1860, Napoli,
1366, p. 60.
) JESHIK W. MARIO, op dt. ibidem.