Rassegna storica del Risorgimento

NAPOLI ; GARIBALDI GIUSEPPE
anno <1942>   pagina <647>
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La dittatura di Garibaldi a Napoli 647
diritto alla sua fiducia come uomo privato. Questi amici privati passati alla importante posizione di amici politici sono centri di centri secondari, cosicché il sistema planetario del mondo naturale trova, in piccolo, se volete, il suo ritratto in fotografia nel sistema della nostra odierna amministrazione. *)
Tale era infatti lo stato vero della vita civile formato dal nuovo Ministero, costituito da nomini onesti ma ignari delle condizioni delPex Regno, delle necessità del popolo e delle esigenze da risolvere. La loro .incomprensione però non era l'emanazione di una scarsa saggezza edi una superficiale mentalità, ma invece il risultato della loro lunga assenza eansata come sappiamo, dalle reazioni borboniche e dal succ essivo e ne­cessario esilio. Questo nuovo Ministero del 27 settembre, che non era privo di preconcetti, preso dalla furia di rifare e di opporre un rimedio ai mali precedenti, spesso agiva con irriflessione e con poca prudenza, considerando allo stesso modo i rivoluzionari che avevano contribuito alla liberazione meridionale e gli illiberali attaccati al vecchio regime. Veniva creata così un'atmosfera di malcontento perchè il nuovo Governo
nell'uso della vittoria oltrepassò il segno; lo passò nel concetto, lo passò nel fatto: imperochè credendo che tutti gli uomini della rivoluzione fossero nomini di parti estreme, mostrò di non conoscere la natura degli elementi onde eransi formati presso di noi e la cospirazione e l'insurrezione. Gravissimo errore in cui erano tutti quelli che tornavano dall'esilio. 2)
Ma se il Ministero non era affatto privo di preconcetti e di false valutazioni, presentava anche al suo attivo larga operosità e programma unitario ed animoso. Affrontava in pieno il problema dell'abolizione della Segreteria generale e non tardava a riportarne il trionfo; agitando la vitale questione del plebiscito, dopo lunga lotta e tenace volontà, otteneva la. desiderata soluzione e quindi la realizzazione del suo ideale.
II nuovo spirito veniva dato senza dubbio dal Pallavicino che, inter­prete delle direttive del Governo piemontese e strenuo propugnatore del programma annessionistico si accingeva a questa opera con senso pratico e con esperienza politica, preparando gli animi e le volontà.
Già il 2 ottobre si era riunito il Parlamento a Torino per discutere il progetto di legge, riguardante l'autorizzazione da dare al Governo per l'annessione delle pro vinci e italiane nelle quali si manifestasse la volontà di voler appartenere alla monarchia costituzionale. Occorre premettere che il Parlamento era stato convocato come giudice del dissidio sorto tra il Cavour ed il Garibaldi. Fra i due non vi erano
*) G. LAZZARO, OD. cit.t p. 13. 21 G. LAZZARO, op. di., p. 16.