Rassegna storica del Risorgimento

NAPOLI ; GARIBALDI GIUSEPPE
anno <1942>   pagina <649>
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La dittatura di Garibaldi a Napoli '649
l'ambiente piemontese era per il Governo contro Garibaldi e si parlava di quest'ultimo con ira e con disprezzo. Però il deputato della mi­noranza Asproni, scrivendo al Crispi il 4 ottobre, spiegava il vero mo­tivo dello stato d'animo particolare dei piemontesi determinato non da stima od affetto verso il Cavour, od odio di Garibaldi ma soltanto dal timore di perdere la capitale.1)
Insomma il Governo nazionale otteneva la vittoria ed il Pallavi­cino poteva con maggiore audacia e con abile manovra, come vedremo, operare a Napoli per l'annessione, emanando un decreto con il quale si annunziava al popolo delle provincie continentali la prossima convo­cazione dei comizi per accettare o respingere la seguente formula: Il popolo vuole l'Italia una ed indivisibile, con Vittorio Emanuele, Re costituzionale, e suoi legittimi discendenti.2) Si fissava la data del plebiscito, 21 ottobre, e si stabilivano anche le modalità della votazione. Il merito spettava per intero al Pallavicino e non al Garibaldi, come è stato affermato dalTOriani e dal Nisco. Nessuna decisione prendeva perii momento il Dittatore, che pur sapendo di aver perduto la battagba ingaggiata con l'abile ministro Cavour, continuava a restare tra le file dell'opposizione, disposto a cedere generosamente, dinanzi alla maestosa volontà del popolo. E se a Torino la soluzione annessionistica aveva ottenuto la sanzione piena dei rappresentanti della nazione, a Napoli l'urto delle opposte correnti diventava sempre più violento fino al punto da conferire al partito antiannessionistico tutti i caratteri di un sopravvento vittorioso.
Subito dopo la deliberazione in Sicilia, Garibaldi decideva analoga convocazione di assemblea a Napoli.
Fin da principio apparivano i due programmi: il moderato ed il rivoluzionario con due opposte soluzioni: il Plebiscito e l'Assemblea. II Consiglio dei Ministri convocato il 7 ottobre, decideva con tre voti contro due la convocazione dell'Assemblea. Anche Garibaldi era per quest'ultima, del resto già stabilita in Sicilia, anche perchè il Plebiscito inteso come annessione, significava rinunzia alla successiva ed imme­diata liberazione di Roma e di Venezia che era la parte integrale del suo programma. Egli voleva il Plebiscito, ma solamente a conquista ulti­mata, perchè il Plebiscito doveva definire il compimento deU'unità italiana. E così il Dittatore, indotto dagli avvenimenti, avendo ricono­sciuta l'Assemblea fri Sicilia ne accettava una analoga anche a Napoli.
i) CRISTI, / Mille, p. 321. 2) Decreto 8 ottobre.