Rassegna storica del Risorgimento

NAPOLI ; GARIBALDI GIUSEPPE
anno <1942>   pagina <650>
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Francesco Zerella
II Pallavicino cominciava a disperare ed accennando ad una sua prima dimissione si recava a Caserta da Garibaldi per fargli conoscere lo stato ultimo delle cose.
Ritornava a Napoli e comunicando la decisione di Garibaldi per il Plebiscito, provvedeva a diffondere il giorno 8 telegraficamente a tutte le provincie il decreto della convocazione dei comizi.
Non tardava però a manifestarsi l'artificio del Pallavicino, il quale in realtà aveva segnalato una falsa notizia, con lo scopo di precipitare gli eventi e di mettere tutti dinanzi al fatto compiuto. Egli aveva ordito l'inganno che veniva poi svelato dal ministro dell'Interno della Sicilia. il Parisi, inviato dal prodittatore Mordini, il quale dichiarava che era intenzione di Garibaldi rispettare una identica decisione in Napoli e in Sicilia. Occorreva perciò ostacolare l'opera del Pallavicino e Garibaldi lo invitava ad un colloquio a Caserta. La conclusione del colloquio non era affatto diversa dalla precedente decisione di Garibaldi per un'Assemblea dei deputati eletti per suffraggio universale e da convo­carsi in Napoli il giorno 1 novembre
a compimento del decreto delT8 ottobre che convoca il popolo per votare sul plebiscito, all'intento di riconoscere la regolarità di tutti gli atti relativi e di determinare quanto concerne la successiva incorporazione dell* Italia Meridionale.1)
Intanto, Garibaldi, influenzato dal Partito di Azione, convocava un consiglio nella Reggia di Caserta, la sera dell'11 ottobre, sotto la sua presidenza e con la partecipazione di uomini diversi per programmi e per temperamento, quali il Pallavicino, il Cattaneo, il Parisi, il Crispi ed il Calvino. Quest'ultimo esule siciliano arrestato nel 1853 dal Go­verno sardo, aveva preso parte alla spedizione dei Mille come ufficiale dello Stato Maggiore, giungeva a Napoli il giorno 6 ottobre da Palermo, come rileviamo dal diario dei Mille del Crispi che lo definisce grande amico del generale.
Il risultato era da prevedersi ! Nessun accordo e nessuna conver­genza di vedute, ma soltanto discussioni vivacissime ed aggressive, animosità forti ed intransigenti, ostinazione ed opposizione dichiarata.
Fin dall'inizio della seduta la questione da esaminare si orientava verso le due soluzioni che facevano parte di due opposti ordini di idee.
Il Pallavicino, contrario all'Assemblea dimostrava la necesssità del Plebiscito perchè l'Assemblea avrebbe messo in pericolo l'annes­sione generando una sicura guerra civile. Garibaldi, colpito dalle parole
*) CRISPI, I Afitte, p. 334 e seg.