Rassegna storica del Risorgimento

NAPOLI ; GARIBALDI GIUSEPPE
anno <1942>   pagina <651>
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La dittatura di Garibaldi a Napoli 651
audaci del Pallavicino, prendeva la parola e con eloquenza particolare riprovava il ano fare offensivo.
Il Prodittatore, a sua volta, con fare energico e deciso, esponeva la poca fiducia del Governo nei suoi riguardi e rassegnava per la seconda volta le dimissioni, accusando il ministro degli Affari Esteri, Crispi, come la causa di tutte le discordie. Quest'ultimo restava sorpreso di tanta aggressività e rispondeva con tutta calma. Garibaldi, senza per­dere il suo controllo, invitava tutti ed essere più prudenti ed alla espressa dichiarazione del Pallavicino, quella cioè di restare a Napoli senza il Crispi
diventò severo inarcò le ciglia : Marchese disse con quella voce che senza avanzare il medium vibra tanto possentemente il Signor Crìspi è il migliore dei miei amici, è un uomo di cuore e disinteressato. Egli ha diviso tutti i miei pericoli, mi è stato più utile che ogni altro. Io non debbo, io non posso, io non voglio sacrificare i miei amici ai capricci di chiunque al mondo. Restate o partite, Marchese, voi ne siete padrone. Se restate mi fate piacere. Ma, se partite, non vi tratterrò certamente.1)
Queste parole, pronunciate con risoluta energia, esprìmevano la rettitudine e la generosità del suo animo. Il Dittatore non dimenticava tutto il contributo dato dal Grispi alla causa nazionale, come pure non dimenticava le audaci risoluzioni del Pallavicino che si decideva ad abbandonare il Consiglio ed a partire subito per Napoli. La seduta si scioglieva e Garibaldi stringeva con effusione la mano al Grispi. Egli così rivelava il suo orientamento verso l'opposizione che diven­tava più intransigente e più combattiva. Ma il Pallavicino, alieno dagli accomodamenti e da ogni forma di transazione, si era battuto da leone. Egli non poteva ingannare il suo principio, senza ingannare se stesso e se, dopo tutta una polemica violenta, non otteneva il trionfo, aveva bene rappresentato le direttive del Governo piemontese.
Lo storico Consiglio che aveva collocato di fronte le due correnti ed i rispettivi uomini rappresentativi, se non decideva subito risultato alcuno, determinava un profondo ed incolmabile vuoto, un modo di vita assolutamente inconciliabile fra le coscienze politiche, un urto formidabile di principi opposti.
Ma dall'orto il superamento e la vittoria. Già si notavano segni manifesti di orisi nel partito antiannessionistico, costretto ad esaere superato per la forza dialettica degli avvenimenti e per la debolezza del suo programma. Con la seduta dell'li ottobre gli oppositori, avevano ottenuto un apparente trionfo, presagio di una non lontana
?'). L'Indipendente, giornale quotidiano politico-letterario del 16 ottobre 1860, n. 5.