Rassegna storica del Risorgimento

NAPOLI ; GARIBALDI GIUSEPPE
anno <1942>   pagina <655>
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La dittatura di Garibaldi a Napoli 655
Anche questa volta la seduta si svolgeva tra dispute vivacissime ed il partito dell'opposizione, domato ma non vinto del tutto, sosteneva con assoluta intransigenza il suo programma. Ma oramai la battaglia era perduta e non restava che salvare soltanto la dottrina.
La discussione tutta orientata sulla forma della annessione del­l'Italia Meridionale, presentava soluzioni diverse ed antagoniste ed ognuno esprimeva il suo pensiero sempre disforme dagli altri. Non man­cava poi la proposta di un possibile accordo ncll'adottare tutti e due i sistemi di votazione: l'Assemblea ed il Plebiscito, rispettivamente in Sicilia e a Napoli.
Il Pallavicino sosteneva la necessità del Plebiscito, richiamandosi a ciò che era stato deciso dal Parlamento italiano. Il Cattaneo sosteneva invece che slmili decisioni erano il risultato di un'Assemblea regionale e non nazionale e ne inficiava tutto il valore e tutta la importanza nei riguardi della soluzione meridionale.
H De Luca, presente nel Consiglio, riferiva poi in un suo articolo, scritto per la rettificazione dei fatti e pubblicato neW Indipendente del 20 ottobre che
co testa polemica fra i due uomini eminenti prese proporzioni più late per modo che, valicati i confini della nostra quistione politica ed interna, impegnò una discussione di diverso genere, e della quale, come a noi estranea, non è d*uopo parlare.
Il Cattaneo però, durante tutta la seduta, non accennava a nessuna soluzione federalistica, a differenza del Salvati, che sostenendo la con­vocazione dell'assemblea, esponeva la differenza delle condizioni e dei bisogni diversi fra le popolazioni del nord e quelle del sud e la necessità delle riforme da apportare alla vigente legislazione dello Stato Sardo, non più adatta a regolare i complessi rapporti fra le popolazioni diverse. Il Conforti riportando la quistione sul terreno di una più serena compren­sione, sosteneva con chiaro pensiero il programma del Plebiscito, perchè
noi non ci diamo ad una potenza straniera, a cui sia necessario imporre dei patti, noi ci diamo a noi stessi, alla nostra gran patria che fu il sospiro di tanti secoli; ali*Italia una e indivisibile.
Il Saliceti faceva presente l'inutilità di un Plebiscito, quale sanzione della sovranità di Vittorio Emanuele perchè riferiva il De Luca già sanzionata dalle conclamazioni popolari, dalle adesioni municipali, dall'intestazione degli atti, dall'amministrazione della giustizia in suo nome. Suggeriva perciò che la sovranità regia, già esistente di fatto, venisse proclamata mediante un decreto dittatoriale, in seguito al quale poi si riunisse un'assemblea per risolvere le questioni complesse della