Rassegna storica del Risorgimento

NAPOLI ; GARIBALDI GIUSEPPE
anno <1942>   pagina <657>
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La dittatura, iti Garibaldi a Napoli 657
La causa era vinta ed il vittorioso Pallavicino riceveva, seduta stante, il ringraziamento del Dittatore e l'invito a ritornare al sno posto : Ritornate ai vostri lavori e proseguite a circondarvi della stima e dello affetto, di questo popolo che oggi vi ha dato sì nobile prova .
Intanto venivano ritirate le dimissioni del Ministero e presentale invece quelle da segretario di Stato per gli Affari Esteri1) del Crispi che cosi scriveva al Bertani in data 18 ottobre in riferimento ai fatti della seduta del 13 :
... Ed io che ebbi solo a lottare e che mi era impossibile continuare a sedere in mezzo ai membri, di quel Ministero, diedi immantinenti la mia dimissione, per altro deside­rata e quasi richiesta dal martire dello Spielberg.2)
Con relativo provvedimento, il Pallavicino conferiva al Prodittatore la temporanea delega della firma della Segreteria di Stato per gli Affari Esteri al fme di non far soffrire verun ritardo al corso degli Affari .*)
La caduta del Crispi determinava anche la sconfitta del partito repubblicano il quale sperava da lui aiuto e protezione. E sebbene sacrifi­cato più dagli eventi che dal Dittatore, non veniva però abbandonato, ma ancora ascoltato con molta stima e con grande fiducia. Del resto anche egli era per la Monarchia e, come Garibaldi, non riteneva neces­saria una immediata annessione che per lui significava non solo inter­ruzione del compimento unitario, ma soprattutto sottomissione ad un altro Stato. H Crispi insomma sapeva che il popolo italiano è eminen­temente conservatore e monarchico 4) che occorreva rendere lo Stato forte e potentes) con le armi e che aveva bisogno di un Governo, nazionale, ma voleva un* Italia nuova intesa come erezione di uno Stato nuovo, nel quale andavano a confondersi e sparivano tutti i monarcati, compresovi il Sardo.6) Questo suo concetto politico, motivo dominante di tutta la sua attività e causa prima di tutte le lotte sostenute con fierezza d'animo, verrà ricordato in piena assemblea nazionale del 18 novembre 1864 con la famosa frase: la monarchia ci unisce, la repubblica ci dividerebbe e ripetuto in una sua lettera scritta al Mazzini in data 18 marzo 1865.
Egli aveva operato molto e con disinteresse durante il periodo della Dittatura a Napoli e negargli capacità organizzativa ed amministrativa
0 Decreto 15 ottobre.
2) CrasEC, / Mille, p. 334.
3) Decreto 17 ottobre.
*) CRXSPX, Pensieri e profezie, Roma, 1920, p. 27.
5) CRISPI, op, di,, p. 26.
6) CRISPI, / Mitte p. 329.