Rassegna storica del Risorgimento

NAPOLI ; GARIBALDI GIUSEPPE
anno <1942>   pagina <672>
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672 Frcmcesco Zerella
La mattina del 9 novembre il Generale lasciava Napoli imbarcan­dosi sul piroscafo Washington, dopo avere rifiutato onori ed oiferte da parte del Governo nazionale: nomina a generale d'armata, un castello reale ed un battello a vapore, appannaggio per il primogenito, titolo di aiutante di campo del Re per il secondogenito ed una dote per la figlia. Egli rifiatava ogni cosa ed il Cavour non considerava il grave errore commesso offrendo sostanze ed onori a Garibaldi confondendolo nella volgare schiera degli arrivisti alti e bassi. *)
La sua partenza veniva accolta con dolore dal popolo, e tutti gli gridavano l'evviva con commozione e con tristezza.
Il Dittatore aveva terminato oramai il suo compito ed in attesa dei nuovi destini, abbandonava la spada per trasformarsi in agricoltore e vivere la divina bellezza della natura. Quanta differenza fra le due anime grandi del nostro Risorgimento! Mentre Cavour si dibatteva nelle martoriami difficoltà del suo compito, l'Eroe chiamava, a sé per nome le mucche pascolanti e cercava le capre smarrite su per le balze precipitose.2)
Ma se il Generale occupava in questi due mesi di governo ditta­toriale il posto centrale per la sua miracolosa azione compiuta e la tra­sformazione politica operata,il Pallavicino non gli restava affatto inferiore per il suo contributo e la sua larga comprensione politica ed organizza­tiva. Egli appariva il Cavour dell'Italia Meridionale, il genio votato alla monarchia ed alla unità nazionale, il propugnatore strenuo del rico­noscimento popolare, l'artefice saggio e paziente del Plebiscito ed il dominatore dei fatti e delle circostanze. E se il 7 settembre del 1860 fu l'opera della spada di Garibaldi: il 21 ottobre 1860 fu l'opera della intelligenza del Pallavicino: l'un prodigio ebbe compimento dall'altro.3?
E lo stesso Cavour che aveva notato il notevole contributo del Pallavicino alla formazione unitaria del nuovo Regno italiano, gli espri­meva, mediante telegramma, pubblico attestato di stima e di ammira­zione subito dopo il risultato del plebiscito meridionale che al suo senno, alla sua fermezza ed al suo patriottismo è in gran parte dovuto. *
i) M. ROSI, L'Italia odierna, voi, XI, p. 468.
2) A. Morrai, Figure e caratteri del Risorgimento, Torino, 1939, p. 185.
3) D. SALAZASO, op, eit., p. 122.
*) Molto rumore suscitava l'invio del telegramma ed il giornale il Nazionale, organo del Partito di Aziono, 1*8 novembre, poneva in rilievo l'ingiustizia verso Gari­baldi, Napoli, l'Italia e Io stesso Pallavicino, È ingiusto per Garibaldi perchè egli non oppose mai ostacoli alla nnione di Napoli alle altre parti libere della famiglia ita­liana... È ingiusto per Napoli perchè fa sapere al mondo che il risultato del plebiscito