Rassegna storica del Risorgimento
NAPOLI ; GARIBALDI GIUSEPPE
anno
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1942
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pagina
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674
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674 Francesco Zerella
Si dava infatti inizio immediato alla Luogotenenza in Napoli ed il Farmi, nella sua relazione al Re, in data 8 novembre, accoglieva la nomina e firmava il programma e le direttive del suo Governo per le provinole meridionali, promettendo di prendere per guida le massime che V. M. espresse nei suoi manifesti e
ad esempio quei modi di governo che, col plauso delle genti civili e con la gloria di così meravigliosi risultamenti, furono tenuti nelle vostre antiche Provincie, che soprattutto vi sono riconoscenti dell'essere state, per opera vostra, lo strumento principale della liberazione dell'Italia.
Programma di centralizzazione dunque e direttive già stabilite dal Governo nazionale in opposizione a tutta la corrente dell'autonomismo regionale. La relazione del Farini era del resto l'eco fedele del Piemonte che doveva collocarsi sullo stesso piano delle altre provincie ed inserirsi nella nuova entità politica, spogliandosi degli aspetti particolari, dopo il compimento della sua missione storica.
Ma il Piemonte, per aver conservato la superiorità di prima, anche durante e dopo la proclamazione del 'Regno, doveva essere causa dell'urto inevitabile epreoccupante fra il Nord ed il Sud, di tutta una incomprensione fra le due parti e di una vera rottura di quei vincoli spirituali tanto necessari per il processo della formazione di un nuovo organismo politico-sociale. Un agente segreto del Cavour inviato a Napoli per combattere le opposte correnti politiche, non tardava a manifestare con profondo rammarico di aver trovato dovunque ed in tutta la sua vivezza l'istinto dell'indipendenza locale. Dapertutto il Piemonte, in una parola, era avuto in conto di straniero e di conquistatore. *) Infatti tutta una schiera di personalità notevoli e tutta una letteratura politica si opponevano al furore di accentramento amministrativo.
Il periodo della Luogotenenza non sarà privo di grandi difficoltà e di argenti problemi da risolvere.
oppure temporeggiava molto nel dare le richieste direttive di marcia in quelle determinate circostanze.
E cosi ai sospetti del Governo facevano riscontro i dubbi lamentosi del Pallavicino, aumentati poi da quella incerta condotta del primo verso Garibaldi che si accingeva all'impresa di Aspromonte. Una inevitabile alternativa si presentava alla mente del Pallavicino, o agire contro il Generale, o dimettersi. Ma il suo animo, sempre pronto a sollecitare l'anione dei popoli soggetti alla Monarchia, sceglieva la seconda soluzione ed in data 23 luglio 1862 scriveva al Gabinetto la sua decisione: ce Trovandomi nella impossibilità di compiere i miei doveri di pubblico funzionario in questi tempi eccezionali, rassegno al ministero le mie dimissioni. Il Gabinetto accettava una tale decisione ed il Pallavicino lasciava il governo dell'isola per ritornare nella solitudine di S. Fiorano.
i) La verità intorno agli uomini ed ulte cose del Regno d'Italia, rivelazioni per J. A. p. 33.