Rassegna storica del Risorgimento
1796 ; CHERASCO ; SARDEGNA (REGNO DI)
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1942
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684
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684 Marino Ciravagna
(l'antica loto amicizia si è ora convertita iti reciproca avversione), il Colli distribuisce le sue truppe parte a Monforte, a Monchiero e a Carrù e parte a S. Albano e Beueva-gienna: lo schieramento ha lo scopo di collcgarsi possibilmente, a destra, con l'esercito che sta in Val di Stura e di Marra sotto gli ordini del Principe di Carignano (in complesso circa 15.000 uomini), pronto ad accorrerò al minimo cenno e di appoggiarsi, a sinistra, alla piazza di Cherasco, favorita da buona posizione, alla foce della Stura con il Tanaro, e .cinta di bastioni ricostruiti di fresco, muniti di steccati e di palizzate. l>
Ha le truppe francesi avanzano a ventaglio attraverso la regione delle Laughe: tre colonne marciano su Alba, su Cherasco, su Fossano.
La minaccia dell'occupazione di Alba soprattutto costituisce un grave pericolo per il piccolo esercito sardo: padrone del passo del Tanaro, il nemico potrebbe assalire facilmente il Colli alle spalle e costringerlo alla resa. Frattanto la mattina del 22, con l'avanguardia della propria divisione, Serrurier si trova già alla Trinità, grosso borgo distante poche ore da Fossano8), custodita dal marchese colonnello Colli di FelizzanoS) con alcuni pezzi e eoa quattro compagnie di cacciatori. Soltanto i I Beaulicu, che uon ha di fronte che la debole divisione Laharpc, potrebbe salvare la grave situazione. Per mezzo del conte d'HautevUle, ministro d* Inghilterra a Torino, il He fa le più vive pressioni sull'alleato perchè corra in aiuto del Colli; Beaulicu promette di distaccare subito un corpo di truppe tra Nizza e Castelntiovo e di seguire quel corpo e di piombare in forza sulle spalle dei francesi, ed annunzia altri movimenti fantastici: ma in verità non si muove. *) Allo scopo di guadagnar tempo e per trattenere in qualche modo la marcia del nemico che procede sempre più baldanzoso verso gli ultimi ostacoli che ancor sorgono tra lui e la capitale, il Colli la mattina del 22 trasmette a Buonapartc da
1) La piazzaforte di Cherasco, demolita in parte nel 1691, a forza di mine, e quasi del tutto nel 1704, fu riedificata nel 1706, durante la guerra di successione di Spagna, su disegni del celebre ingegnere Antonio Bertola, con l'aggiunta di due nuovi fortini, l'uno sulla sinistra e l'altro sulla destra della Stura. Altre opere vi fece sorgere nel luglio del 1744 Carlo Emanuele III per mezzo di impresari biellesi secondo il disegno del generale Giuseppe Ignazio Bertola di Exillcs: il 23 novembre di quell'anno il re stesso, accompagnato dal primogenito Vittorio Amedeo, duca di Savoia, fece una visita alle nuove difese. Nel 1794 Vittorio Amedeo III diede ordine di accrescerne l'armamento e il 13 ottobre si recò personalmente, con il Principe di Piemonte, ad assistere ai lavori. Si fermò a Cherasco tre giorni, ospite del Salmatoris, nel cui palazzo tenne un consiglio di guerra con i generali Colli e D'Argenteau. (Oltre che nelle fonti inedite già citate si hanno notizie particolareggiate Bulla fortezza di Cherasco in CASALIS, Dizionario geografico-slorico degli studi di S. M. il Re di Sardegna, Torino, 1854. .Marzorati, pp. 627).
2) Si legge su alcune pubblicazioni recenti che il generale Colli giunse con tutto l'esercito a Fossano solo il 23 aprile, reduce da filandovi, Evidentemente gli autori hanno seguito il Botta o il De Sonnaz, che erroneamente fissano al 20, invoce che al 19, la battaglia di S. Michele e al 22 la battaglia'di Mondovl invece che al 21.
3) Credo opportuno far presente che non bisogna confonderò il Colli di Felizzano con il barone Coltt-Mareluni, generalissimo dell'esercito piemontese, nativo di Vigevano. Non erano neppure parenti. Il Colli dt Felizzano non servi mai nelle file austriache; passò invece, nel 1798, al servizio di Francia e vi percorse una brillante carriera.
*) La lettera del generale Beaulicu, con la quale promette aiuti, datata il 23 aprile da Acqui, e diretta ut conte d*Hautevifie, e riportata per intero dal THAON MG IREVEL, op. w*., p. 343. Vedi anche CAIUITTI, op. ait., p. 328.