Rassegna storica del Risorgimento
1796 ; CHERASCO ; SARDEGNA (REGNO DI)
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1942
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686
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686 Marino Cira ungati
Salmatoris, decide di trasportarsi senza indugio per la porta di Torino, oltre la Stara, per la vìa di Bra e di Sommariva, lasciando in possesso dei francesi ben 28 cannoni.J)
Frattanto verso il mezzodì, sotto gli ordini di Mossene, avviene il primo ingresso delle truppe rivoluzionarie in Chcrasco, mentre vi si stanno celebrando le rogazioni di S. Marco. Si fanno incontro al generale, inori della porta di N'arsole, le autorità cittadine, il clero e i secolari; e il sindaco conte Clemente Costaforte di Sambuco gli consegna le chiavi. Poco dopo giunge Napoleone che vi trasporta il suo quartier generale e destina la piccola città a servire da magazzino per le truppe di prima linea.
Beaulieu finalmente par si decida ad intervenire; mette in moto i suoi 45.001) uomini e spinge la sua avanguardia sino a Nizza; ma è ormai troppo tardi. Scmiricr è già giunto presso Fossano, da cui soltanto è diviso dalla Stura; piantate le tende, comincia a bombardare e lascia appena il tempo al colonnello Colli di Felizzano di evacuare i magazzini, di avviarne i generi verso Cuneo e di ritirarsi frettolosamente con le artiglierie Terso Savigliano.
Da Chcrasco, rotto il ponte sul fiume, una pattuglia nemica cerca di avvicinarsi alle alture di Bra per studiare le posizioni dell'esercito sardo, che il generale Colli ho frattanto raccolto a Carmagnola, lasciando semplici retroguardie a Sanfrè ea Somma-riva. a Carmagnola, poiché sì fa sempre più pressante la minaccia dei francesi su Torino, alle ore quattro e mezzo dopo mezzodì del 27 aprile il generale piemontese riceve l'ordine espresso del Re di concludere in qualunque modo un armistizio.)
Si è fatto colpa al generale Colli di non aver osato a Chcrasco di fronteggiare l'avversario e di aver dimostrato in questa, come in altre occasioni dell"infelice campagna del 1796, una imperdonabile incertezza di decisioni. Ma bisogna convenire che una prolungata difesa di Cherasco, anche con l'intervento promesso ali'ultimo istante, ma quasi sicuramente non mantenuto, del Beaulieu non avrebbe condotto ad altro risultato che ad un vano spargimento di sangue. Il valoroso esercito piemontese si sarebbe ancora una volta battuto con onore, ma, abbandonato dall'alleato o, al più, aiutato, come al solito, straccamente, non avrebbe potuto arginare l'impeto del nemico, non molto disciplinato, è vero, e non perfettamente omogeneo, ma formato da forze numerose ancor fresche e facilmente rinnovabili, poiché due nuove divisioni, al comando dei generali Garbier e Macquard, già bivaccavano sulle Alpi, pronte a discendere per un eventuale soccorso.3) US "j2j
i) A difendere Cherasco non era presente il generale Colli; infatti non è ricordato dal Salmatoris, testimone oculare degli avvenimenti. Il Colli non si mosse dal suo quartier generale di Cervère, da cui dirigeva le operazioni, so non quando anche Fossano, che era a pochi chilometri, stava per essere occupata. Ne fa fede anche la sua lettera al conte d'Hauteville datata da Cervère il 25 aprile, ore 14, quando già il Brempt con tutte le sue truppe aveva lasciato Chcrasco e aveva oltrepassato la Stura. Vedi anche BIANCHI, op. cit., p. 299.
2) Il Revcl, che si era sempre illuso, purtroppo, sulle promesse del Beaulieu, tentò ancora, dopo la ritirata dell'esercito piemontese da Cherasco, di decidere l'alleato ad un colpo decisivo, facendogli presente la sua grave responsabilità qualora il Piemonte fosse stato costretto a concludere una pace separata; ma quando filialmente comprese che era inutile sperare ancora qualche aiuto dall'Austria, se ne tornò, pieno di rammarico, a Torino la Beni del 26 ed espose al Sovrano la dolorosa situazione. Fu allora che Vittorio Amedeo III si affrettò a trattare senz'altro con il nemico. (Vedi BIANCHI, op. eit., p. 305 e seg. Vedi anche THAON DB REVEI., op. cit., p. 351).
*) Vedi nel volumetto citato L'Italie et Napolfnn, il saggio del Godechot, che è un succoso ma chiaro profilo dello spirito dello armate repubblicane durante le campagne napoleoniche in Italia.