Rassegna storica del Risorgimento
1837 ; AUSTRIA ; REZIA CARLO ; CANTON TICINO
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1942
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712
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712 Giuseppa Murtinola
ma il Governo ticinese era fermamente deciso a difendere il patriotta italiano, e rispose negativamente una seconda volta (18 febbraio). È un vero peccato che non si possa conoscere il testo della risposta, non essendone stati indicati i capisaldi, come solitamente s'usava, nel Protocollo, dove invece si legge solamente:
... Si risolve di nuovamente rappresentare a S. E. il conte di Bombelles le ragioni per le quali non crede il Cons. di Stato di potersi prestare alla richiesta, adottando a tale effetto la seguente lettera. (Vedasi il copialettere de' Ministri Esteri).
H copialettere non figura nell'Archivio bellinzonese, e probabilmente andò smarrito nei frequenti traslochi che l'archivio governativo dovette compiere nel corso del secolo scorso, quando seguiva la capitale del piccolo Stato ticinese che passava a turno da una cittadina all'altra.
Si può ritenere che il Ministro non insistè ulteriormente poiché del caso Rezia non v'è più traccia nel Protocollo. Il 24 marzo il Ministro scriveva nuovamente al Governo, ma solo per chiedere l'arresto, accordato, del lombardo Francesco Piazzoli, rifugiato a Novazzano, imputato d'assassinio nella persona di un commissario di polizia milanese e di delitto d'alto tradimento, mentre invece non parla più del Rezia. Evidentemente il caso si risolse a favore del patriotta porlezzino, e il Governo ticinese ottenne una vittoria sul terreno diplomatico.
Gli interventi austriaci presso i Reggenti ticinesi per l'allontanamento dei profughi e il controllo delle tipografie rivoluzionarie, cominciarono subito dopo il Congresso di Vienna e continuarono con un crescendo sempre più serrato e minaccioso fino alla cacciata dell'Austria dalla Lombardia, costituendo il tema dominante delle relazioni, non sempre facili, fra il piccolo e il grande Stato. Le richieste di estradizione per reati di natura politica furono invece assai rare, e perciò tanto più nobile e coraggioso appare il contegno adottato in quei casi dal Governo ticinese.
GIUSEPPE MAUTINOLA
Ugoni per delitto di alto tradimento è anteriori di più anni, quindi quel trattato non può essere applicato al caso presente, eccetto che non si voglia dargli una forza
retroattiva.
Per quanto riguarda il Rezia, lo stesso giornale, che evidentemente non conosceva esattamente la prima note del Bombelles, scriveva che essa doveva essere stata provocata dal solito lavoro delle spie. Non è molto tempo che un prete alto cinque piedi ed otto pollici, il quale, per quel ohe pare, si diletta molto di confidenze politiche, voleva persuadere a chi spetta che Mazzini si trovava nascosto in un certo luogo del Canton Ticino, lungi appena un tiro di balestra dal confine lombardo; ma questa confidenza parve un po' grossa per essere creduta; e noi siamo d'avviso che deU'istessa tempra siano gli aggravi portati contro il dottore Rezia da qualche miserabile che aveva bisogno di guadagnarsi alcuni talleri.
E concludeva, rivolgendosi alle polizie estere: Noi desideriamo che le estere polizie, le quali hanno la pretensione di saper tutto, fossero meno corrive a prestar fede a vili delazioni portate dalla invidia, dall'interesse, dallo spirito di partito, o per farsi tema o per perdere un iniquo Baiarlo; e dovrebbero persuadersi che l'uomo capace di al infame ufficio, è anche il piò capace a mentire e a calunniare. L'avviso, che peraltro cadeva a vuoto, era dettato dal bisogno di porre un freno all'opera degli agenti provocatori e informatori che inondavano il Cantone.