Rassegna storica del Risorgimento
VISCONTI VENOSTA EMILIO ; VISCONTI VENOSTA GIOVANNI
anno
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1942
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pagina
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713
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Nove lettere di Emilio e Giovanni Visconti Venosta 713
NOVE LETTERE DI EMILIO E GIOVANNI VISCONTI VENOSTA
Giovanni Visconti Venosta (18311906) non è stato certamente figura politica di primo piano e lo ha sentito tanto bene che nei Bicordi di gioventù ha rappresentato più che se stesso, il fratello Emilio nel mezzo di quella società lombarda tanto benemerita della preparazione e della vittoria del Risorgimento. Anche conte letterato, e specialmente romanziere di stretta imitazione manzoniana, è un dimenticato; se mai, il suo nome è affidato oggi alla romanza del prode Anselmo, lo scherzo giovanile La partenza del crociato che si mantiene ancora popolare,
Naturalmente, il Visconti Venosta viveva politicamente all'ombra del fratello, tanto più. elevato di lui, e come appartenente alla vecchia destra rappresentò alla Camera il I Collegio di Milano nella IX Legislatura (novembre 1865-febbraio 1867).
Le otto lettere che seguono, slegate e saltuarie, senza avere una particolare importanza, possono essete notevoli perchè, sfoghi e confidenze amichevoli, rappresentano quel che il mondo dei liberali conservatori pensava e sentiva degli eventi contemporanei nel difficile periodo tra il primo ministero Ricasolì, succeduto alla morte di Cavour, e la vigilia dell'occupazione di Roma. Una sola lettera, datata da Milano il 18 aprile 1862, proviene da Emilio: sebbene mutila e senza firma, per la scrittura diversa, per l'accenno al fratello (Gino, come lo chiamavano familiarmente) e ai lavori parlamentari Giovanni non era ancora deputato per il tono e il contenuto è indubbiamente sua.
Le lettere non hanno bisogno di particolare illustrazione. Il destinatario, Luigi Negò, era un modesto possidente, amico e curatore degl'interessi che i Visconti Venosta avevano a Tirano. Dal Negri sono passate al nipote, il prof. Domenico Gmodei, metereologo, idraulico, elettrotecnico di grande valore, collaboratore del Duca degli Abruzzi, per molti anni insegnante nel R. Liceo Colombo, nella R. Scuola Navale, nell'Istituto Idrografico della R. Marina a Genova. Egli le conservò sempre gelosamente e me le consegnò poco prima di morire, nel marzo 1938.
Pubblicandole e depositandone gli originali al Museo Centrale del Risorgimento,
credo di interpretare il sentimento e di rendere onore alla memoria del carissimo e
compianto amico.
VITO VITALE
I.
(Milano) 28-2-62. Carissimo Negri
È un gran pezzo che sono senza sue nuovo e vengo a domandargliele. Gliele domando prima che finisca l'inverno* perchè appena la campagna darà segno di vita, lei ci sarà dietro come all'amorosa, ed allora non avrà più tempo di chiacchierare cogli amici. Noi tutti stiamo benissimo; Emilio d sempre a Torino e di solito fa una scappata a Milano a passar la domenica in famiglia. Io tiro innanxi col Municipio, finché mi sarò acquistato il diruto dì dire, adesso io ho lavorato abbastanza e me no torno in santa pace a casa mia. In questi momenti vivere in una città e non essere occupatissimi è quasi impossibile. Le città, hanno preso uno sviluppo ed una vita straordinaria. E ciba differenza dei paesi che in generale rimangono dappertutto un poco stazionari. Io credo che ciò derivi da questo.