Rassegna storica del Risorgimento

VISCONTI VENOSTA EMILIO ; VISCONTI VENOSTA GIOVANNI
anno <1942>   pagina <716>
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716 Vito Vitale
il rìschio delle elezioni generali, sarà costretto a rendere omaggio allo spirito parlamentare dal quale si era discostato netta sua origine. In quanto a notizie politiche importanti, ho ben poco da dirle. Siamo veramente in un'epoca di sosta. La quistione di Roma cammina, io credo, ma lentamente assai. U Imperatore è infondo disposto a far ragione ai desidcrii aeWItalia, ma è ancora mollo irresoluto in faccia a difficoltà che non vuol rompere d'un tratto, in faccia alle circostanze favorevoli che non crede ancora mature e sopratutto non vuole sforzare la mano. In questo egli trova in ..... *)
In complesso dunque si può assicurare che quest'anno passerà senza avvenimenti gravi.
Le ho già scritto una tanto lunga lettera che non ho pia il coraggio di parlarle né degli affari di Napoli, né del viaggio di Garibaldi, né di molte altre cose,. Ne parleremo a voce a Tirano, fra otto o dieci giorni; facendo, com'è nostro uso, un po' di politica e un pò1 dì agricoltura.
Frattanto riceva una cordiale stretta di mano e mi creda sempre
in.
10-4-63. Cariss. Negri
Sono statò a trovare Emilio giorni or sono, eccomi in grado di mandarle un po' di gazzettino, come faccio di tanto in tanto per ricordarmi alla sua amicizia.
Emilio innanzi tutto mi ha data la spiegazione della sua nomina. Appena si avvide che Fari ni doveva ritirarsi e che Pasolini lo avrebbe seguito, il partito Rattazzi intrigò attivamente per indurre il Re a mettere gli occhi sopra qualche suo amico personale per il portafoglio degli esteri, allo scopo di introdurre un elemento che dissolvesse Vattuale mini­stero. Appena i ministri se ne avvidero vollero prevenire il Re, innanzi che prendesse qualche impegno. Chiamare qualche uomo politico die non fosse al corrente delle trattative diplomatiche del nuovo ministero poteva essere un altro imbarazzo. Fu dinanzi alla possi' bilità che il ministero finisse col cadere che l'Emilio si decise ad accettare. Del resto ben prevedeva quali sorprese si sarebbero levate, tanto più che tutte le ragioni che potevansi dire contro la sua scelta le disse egli pel primo. Fortunatamente ebbe campo di presentarsi subito alla Camera, con un discorso di politica e con una lunga discussione sul suo bilancio, cose che gli riuscirono bene e gli procacciarono la simpatia di tutta la Camera. Anche dalla diplomazia, mi disse, fu accolto assai bene, essendo egli conosciuto per la parte fatta con Forasi e Cavour, e per i contatti avuti in questi mesi. Ora gli abbisognerebbe un po' di fortuna nelle faccende. Se l'Inghilterra non si fosse rifiutata, vedevamo rinnovarsi l'alleanza della Crimea, per la questione polacca e l'Italia pigliava questa volta il Veneto. La Francia ne aveva fatta la proposta', e VItalia aveva accettato. Ogni combinazione pel momento è svanita, però in Europa non succederà nulla senza che l'Italia vi prenda parte. Ciò for­merà la nostra consolidazione perchè guai se volessimo fare cosa alcuna da soli. Emilio mi ripetè che l'Europa ci tollera, ma non ci ama, che se noi non disturbiamo gl'interessi fdtrui. ci lasceranno vivere e quindi consolidarci, cosa in cui sta l'assicurazione del nostro avvenire ma che se noi pretendessimo fonare la mano altrui, e sconcertare le potenze, ci sarebbe raccordo perfetto per lasciarci subire tutte le conseguenze di quel qualsiasi disastro che ti potesse capitare. Così è anche détta questione romana. A Roma si andrà, ma col tempo. La questione romana è piena di imbarazzi per la Francia, ed essa non vuole meno­mamente pigliarsi né difficoltà né incomodarsi per noi. Quando avvenimenti più gravi
i) Di questo foglietto sì è rinvenuta soltanto la parte superiore.