Rassegna storica del Risorgimento
VISCONTI VENOSTA EMILIO ; VISCONTI VENOSTA GIOVANNI
anno
<
1942
>
pagina
<
718
>
71.8
Vito Vitale
Per Vaffare degli svizzeri Emilio andò fin da l'altro ieri, sabato, dal segretario generale delle finanze e non pota parlargli. Ci ritornerà e gli raccomanderà la fac.amda.
Nella Camera i partiti non sono ancora ben disegnali e per un pezzo ci sarà della incertezza e della confusione. È successo arile elesioni uno di quei fatti che caratterizzano la poca esperienza della vita, costituzionali; del paese. Mentre la gran maggioranza degli Italiani ha approvato la convenzione, le lesioni ebbero il risultato di indebolire di molto nella Camera il partito che la sostenne. Coni pure mentre in Italia c'è grande antipatia per Ruttazzi, le elezioni indebolirono i suoi avversari, talché egli potrebbe da un momento alValtro andare al potere. Il partito nostro farà ogni sforzo per opporvisi, ma non so se alla lunga riescirà. Intanto saremo costretti a tener in piedi alla meglio il Ministero attuale, che non ci piace, perchè oggi la sua caduta condurrebbe Mattasti. I vari partiti al momento non hanno nella Camera forza sufficiente per governare. Rat tozzi secondo il solito fa delle coalizioni di elementi anche non omogenei e salvo cadere quando capitano le questioni grosse, per qualche tempo sa tirare innanzi e governare. Il nostro partito avrà circa 120 voti. La sinistra ne avrà dai 60 ai 70 ed altrettanti ne ha il partito piemontese. Di clericali pure ce ne sarà una dozzina. Quando dunque tutti questi si coalizzano noi siamo battuti. E i piemontesi lo faranno di certo, perchè sono ancora talmente irritati, che vorrebbero rovesciar subito il presente ministero perchè ha eseguilo la convenzione. In Italia ci sono ancora circa 60 elezioni da fare e queste decideranno. Se riescono nelle proporzioni delle altre, avremo presto Rattazzi; ma anche questi non potrà governare a lungo e scioglierà la Camera per tentare di farsi una" maggioranza pia stabile. Tali sono le previsioni che si possono far oggi. La posizione, come vede, non è bellissima, ma speriamo che le cose si aggiustino per istrada come se ne aggiustarono tante altre.
Mi conservi la sua amicizia e mi creda sempre
aff. suo
Giov. Visconti.
VI.
Milano, 7 marzo 1866. Amico pregiatissimo,
Ilo ricevuta la sua lettera e in nome anche d'Emilio, che oggi è a Milano, la ringrazio delle sue gentili parole e delle continue attestazioni di amicizia. Gli elettori di Bozzolo, per escludere un rosso, ad onta che sappiano che Emilio non accetta altra candidatura che quella di Tirano, persisteranno a dargli i loro voti, salvo poi più tardi, se riuscisse Emilio anche a Bozzolo, a trovare qualche altro di opinioni liberali moderate. La prevengo di ciò, per norma sua e degli amici, pel caso che vedesse nelle elezioni riproposto Emilio a Bozzolo. Sono lieto che gli amici portino un giudizio giusto e scevro di erronee prevenzioni sulle opinioni di Emilio nell'affare Dumòneoau, Ricasoli, come tutti, voleva una operazione sui beni ecclesiastici. Scialoia e Borgatli a cui aspettava fare U progetto diedero alla cosa una piega non accettabile dal partito liberale. Ricasoli sperava che la Camera emendasse il progetto ed accettava qualsiasi modificazione più ben viso. Ma la Camera respinse tutto e così si cercò buttare su tutti i membri del gabinetto una responsabilità che usciva dailimitì del vero. Fu allora che Ricasoli nello scioglierò la camera, congedò anche Scialoia e Bar gatti chiamando altri, appunto per levare nel paese le prevenzioni e gli allarmi. Ite cose stanno così. I giornali dell'opposizione cercano svisare i fatti, ma i fatti sono e saranno più eloquenti degli articoli di giornale. Tra i giornali che da qualche tempo fanno cattiva opera e. lavorano in vantaggio dei parliti esagerali c'è pure la Gna/.ctta di Milano, la quale dopo la recente morte del ano redattore uomo prudente e pratico, passò in mano di teste calde e