Rassegna storica del Risorgimento
VISCONTI VENOSTA EMILIO ; VISCONTI VENOSTA GIOVANNI
anno
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1942
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720
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720
Vito Vitale
Bontardelli di trovarmi la somma presso qualche amico, per evitarmi una inutile perdita e precisamente quella del 5 che a Milano perde la carta in confronto dell'oro. La ringrazio dunque dì cuore del favore fattomi e le unisco una riga di ricevuta., salvo fargliela rilasciare in miglior forma da Bontardelli, appena gli avrò mandata la procura per queste piccole cose.
La politica nostra in apparenza tace, e tutti sono intenti ai lavori del Parlamento che si sperano proficui pel miglioramento interno; spero die a poco a poco in questo rapporto si guadagnerà molto, ora che gli intendimenti degli animi non sono più rivolti alle questioni estere e politiche gravissime che ebbimo finora, e potranno quindi rivolgersi al lavoro lento e paziente della amministrazione.
Emilio intanto, mentre facciamo in politica il morto, è tutto intento ai segreti onda' menti della questione di Roma. La convenzione è scaduta in un cattivo momento, cioè in mezzo a vari fiaschi del Governo francese, che indispongono i partiti in Francia. Col ritiro delle truppe da Roma diventò naturalmente furioso anche tutto il partito clericale ecc. che è fortissimo, cosa di cui non aveva bisogno Napoleone in questo momento in cui ha poco appoggio. Il governo francese sarebbe stato felicissimo d'avere una ragione plausibile per ritardare di gualche tempo lo sgombro e tirava in lungo sull'affare del debito pontificio. 27 nostro governo, vedendo questa attitudine, facilitò su tutto, e colla missione Tonello, col discorso della Corona ecc. cercò di ammorzare più die potè la questione e i francesi non avendo più alcun pretesto se ne andarono. Ma siccome il momento è sempre sfavorevole e una rivoluzione in Roma, per esempio, in questi giorni richiamerebbe i Francesi, così lei vedrà che per un pezzo si avrà Varia di non curarsi di Roma, finché sarà cambiata la situazione e maggiori avvenimenti distrarranno da Roma l'attenzione dell'Europa. Intanto il gran lavoro di Emilio è quello di scoprire tutto quello che trama in Europa il partito clericale, il quale vorrebbe indurre i governi cattolici alla garanzìa del potere temporale. In questo ci aiuta molto l'amicizia di Bismark, che dura reale e strettissima, e che fa raddoppiare le carezze gelose della vecchia e sdentata Austria.
Le faccio tanti saluti d'Emilio, qui presente in questo momento.
Mi creda sempre suo off. amico
Giov. Visconti,
IX.
Milano 6-1-70. Cariss. Signor Luigi
Ho scritto ieri a Emilio e gli ho trasmesso le nuove che mi dà nella sua lettera unitamente alle sue gentili e amichevoli parole.
Il fatto di trovarsi di fronte in una elezione il principale luogotenente di Mazzini l) e un ministro, fa che gli occhi di tutta Italia sono in questo punto rivolti sul collegio di Tifano*
Il collegio di Pordenone nel Veneto mandò a Emilio una deputazione offrendogli quella candidatura, colla promessa di furio riuscire alla quasi unanimità, alla sola condizione che optasse per esso nel caso d'un ballottaggio a Tirano. Emilio ha rifiutato l'offerta non volendosi staccare dai suoi compatrioti, fino a che la maggioranza di questi non si staccherà da lui. Motto illusioni, molti malintesi, molte frottole spacciato dalle gazzette, hanno in questi ultimi anni portato dei dissensi anche nelle file di persone legate tra loro da
1) Maurizio Quadrio. Sa 418 iscrìtti e 280 votanti, Emilio Visconti Venosta ebbe 146 voti, il Quadrio 113.