Rassegna storica del Risorgimento

anno <1942>   pagina <724>
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724 Libri e periodici
nei tre volumi dell'edizione Sulutu-Giussaui; rispettoso nella conclusione che posso testualmente riferire:
Al Confalonieri nocque l'immenso talento e quella superiorità di spirito per cut dinanzi ai giudici non smenti mai la sua dignità, la sua alterezza, ti Calvario dello Spielberg fu sopportato da lui cosi nobilmente da far sparire tutti i suoi errori poli­tici, tutte le sue imprudenze nel processo, come nebbia al sole in un'aureola di gloria e di benemerenza per V Italia (pp. XX, XXV). AXESSANDRO LDZIO
Mantova, 18 agosto 1942-XX.
GIAN BATTISTA FBSTARI, Nazionalità e unità italiana; Milano, Campus, 1940-V1T1, pp. 145. L. 10.
Il libriccino del Festari non è che l'abbozzo di un lavoro di maggior impegno, di prossima pubblicazione. Il problema è pertanto solo esposto nelle linee generali, e in più punti è limitato a frammentarle pennellate.
Finché visse 1 idea imperiale afferma l'A. l'Italia non fu come nazione, nel pensiero dei suoi figli: fu come Impero. L'Impero solo materialmente morì; come idea visse attraverso tutto il Medioevo, e fu in guanto fu la Chiesa, che lo assorbì in sé e lo sostituì compiutamente. Come lo stato romano, nella forza accentratrice dell' imperiane aveva del tutto assorbito la fede nella politica, così la Chiesa, nella forza accentratrice dei dogma, assorbì la politica nella fede. Ma come in Roma si cominciò a sentire più vivo il bisogno di una fede proprio allora che la politica l'aveva portata al grado di maggiore avvilimento (onde fu la rapida affermazione del Cristianesimo); così il Medioevo cominciò ad essere politico proprio allora che la Chiesa, che fino a quel momento aveva vissuto come fede, serbando la ratio romana e quindi anche l'idea imperiale accanto alla fede come rafforzamento al suo universalismo, allcttata e tradita da un'errata interpretazione della sua funzione storica di fronte allo stato, mirò a fideizzare la politica e ad attuare la teocrazia. Nella reazione della politica alla fede rinacque l'Impero. Ma non poteva esso ricostruire l'antico Impero romano né poteva costruirne uno nuovo, perchè due forze gli si opponevano ed acerrime: gli stati nazionali da poco costituiti, e la Chiesa stessa, la quale non solo non tollerava universalismi oltre il proprio e tanto meno sopra il proprio, ma s'industriava vieppiù a completare il suo organismo religioso con un forte organismo polìtico che ne consolidasse il prestigio e il potere.
Dalla caduta necessaria dell'idea imperiale nel Papato enei Germani (necessaria, come dimostra l'A. chiaramente, perchè poggiava su basi anacronistiche), s'affaccia l'Idea, a mano a mano, d'una Italia come nazione. Idea che illumina dapprima soltanto alcune menti elette* e ai manifesta quasi sempre più come intuizione che come frutto di ragionamento ma che si ritrova nelle stesse concezioni imperialistiche sorgenti, in astratto, sufi" Impero romano antico in connessione con il rifiorire dell'antica cul­tura e nel concetto della superiorità del popolo italiano come depositario della legit­tima autorità imperiale. E poiché la nazione ha come contenuto ideale più elevato l'unità, tutti coloro che colpiscono l'idea della nazionalità italiana finiscono per adom­brare l'idea dell'unità, anche se essa, segnatamente negli uomini politici e nei pensa­tori del tempo, è considerata soltanto come termine di passaggio per la formazione della più vasta unità imperiale veramente romana e pertanto ritenuta veramente italiana, ossia per lu ricomposizione dell'antico Impero che essi rivivono nella ratio trionfante. L'idea imperiale, o meglio l'asservimento all'ideale, e in realtà inesistente, ratio romana, impedì sempre, secondo. l'A., il cosciente risorgere dell'unità italiana accanto e sull'esempio del suo spontaneo e più che altro inconscio attuarsi o ne arre­stò lo sviluppo o ne svisò il carattere. Solo il romanticismo nel suo significato supremo rappresentò il trionfo definitivo del sentimento vero di nazione. Esso avviò decisa­mente e direttamente il popolo .nostro verso mete secolari cui la coscienza, più che