Rassegna storica del Risorgimento

anno <1942>   pagina <725>
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Libri H periodici 725
il pensilo, avevano guardalo, fissando nella sua storia 1*innalzarsi della fase costrut­tiva esteriore ohe seguiva quel lavorìo interno, che, attraverso secoli di apparente letargo, aveva compiuto la grande fatica di liberare la nazionalità di sotto il velo dell'esaltazione universalistica ed imperiale. L'ultimo interpreto dell'idea nazionale dell'unità politica in Italia fu Giuseppe Mazzini, che l'A. definisce bellamente: e il risorgimento italiano nel suo simbolo più generoso .
Tale è, nel suo schema pia semplice la tesi del Festa ri, non del tatto nuova ma iu alcuni particolari originalo e suggestiva, che ci ripromettiamo di esaminare attentamente a suo tempo, nella sua elaborazione compinta.
Manifestiamo però sin d'ora l'impressione che il pensiero storiografico del Festari, seguendo una corrente tradizionale ormai quasi superata, tenda, forse, a dare al papato e all'impero maggior importanza, che non abbiano avuto in realtà, nella formazione dell'universalismo della civiltà medievale. L'azione delle due forze, che si sogliono chia­mare organiche, fu senza dubbio notevole; ma, probabilmente, più che effettiva fu essa, segnatamente in Italia, di inquadramento, di completamento, d'equilibrio. Attorno ad esse, e malgrado loro, giocarono altri elementi vari e molteplici che bisogna tener ben presenti se si vogliono rintracciare concretamente le basi lontane della
fondamentale unità dello spirito italiano. ,, n
r MAIUNU CIBAVEGNA
GIOVANNI CASTELLANO, Dal Risorgimento all'Impero; Milano, Garzanti, 1939-XVH, pp. 232. L. 12.
Secondo l'A., con la creazione del secondo Impero di Roma e con la nascita imminente di una nuova Europa sarebbe ormai chiuso il ciclo iniziato dalla grande personalità politica di Benito Mussolini; suo intento è pertanto di collocare al giusto posto uomini e cose della nostra Patria, sgombrando sin d'ora il terreno da tutte le con­fusioni ed esagerazioni ed incrostazioni polemiche che si son formate intorno al fenomeno fascista, nel campo interno non meno che nel campo intemazionale, le quali, in un certo senso, hanno limitato o sfigurato l'opera grandiosa del genio individuale e nazionale.
Per uscir dal circolo vizioso delle contraddizioni e delle incomprensioni, che hao sempre carattere centripeto e unilaterale, è necessario, annota il Castellano, cercar di distinguere nella politica di uno Stato e dell'uomo che lo rappresenta, la realtà della apparenza, il contingente dell'eterno.
Quando il Fascismo ondò incontro all'urto Matteotti afferma l'A. -, ben pochi 11 per 11 capirono che vi era in Italia un uomo solo capace di elaborare una storia e di creare un mito. Soltanto un'alta individualità politica, che incarnasse la più alta moralità, poteva operare in un periodo di così profonda discordia sociale, alimentata doll'infrollito e sterile e impotente parlamentarismo, la cui decadenza rendeva sempre più legittima la critica del sistema di un governo che non andava più di pori posso con la velocità dei tempi. Vi era d'uopo di una democrazia che non negosse il merito e non distruggesse il senso della responsabilità, e che, soprattutto, moderasse la pretesa di ognuno di giudicare a suo {aleuto in contrasto per io più con l'interesse del Paese. E poiché l'economia mondiale aveva accresciuto i bisogni umani, la vita dello spirito soprattutto abbisognava di ima miglioro proporzione o livellazione tra l'intel­ligenza e la conoscenza, il lavoro e l'aziono.
I vecchi mezzi erano ormai insufficienti allo scopo: il liberalismo che, in un certo senso, era indifferenza delle forme perchè era indifferenza del contenuto, non poteva più reggersi senza un punto d'appoggio, cioè senza l'altro termine della necessitàliberisi. che è l'autorità. E solo Mussolini potè compire il miracolo, perchè egli non ebbe sol­tanto delle semplici speranze, ma una scria volontà e, particolarmente, una seria fedo nel popolo, migliore senza dubbio del suo governo, e capace pertanto di adattarsi al necessario rinnovamento. Eppure i primi suoi atti si svolsero tra lo scetticismo, o quanto meno, tra l'indifferenza, perchè non si era misurato lo spirito di interiorità e di