Rassegna storica del Risorgimento

anno <1942>   pagina <727>
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Libri e periodici 727
Non ho posto in rilievo che alcuni dei punti più: salienti di questo saggio, in
apparenza un po' disorganico, ma serio e succoso. Si può dissentire con PA. per
qualche sua particolare affermazione, forse troppo audace e, talvolta* bisognosa
di maggior svolgimento; ma si deve convenire che egli apporta allo studio concreto
del significato storico del fascismo un notevole Contributo.
MARINO CIRAVEGNÀ
G. M. MONTI, Per l storia dei Borboni di Napoli e dei patrioti meridionali; Trani, VccoM (R. Depui:azion di Storia Patria per le Puglie - Boenmenti e Monografie -,voi. XXII K. S.) 1939, in 8, pp. 5.1.2. L. 60.
In questo volume, che raccoglie dieci saggi, alcuni dei quali già favorevolmente nòti nel campo degli studi, il Monti, con la sua competenza ed ottima preparazione in materia, illustra alcuni momenti di storia del Mezzogiorno durante il periodo borbo­nico, dai primi anni di regno della dinastia (La feudalità napoletana del 1737 e un oscuro riformatore) al 1860 (La marina mercantile e il commercio napoletano nel secondo perìodo borbonico).
Tra i saggi interessa maggiormente il quarto anche perche finora inedito: La Pu­glia a fine Settecento secondo G. M. Galanti, di notevole importanza perchè ci dimostra come malgrado la buona volontà di Cario di Borbone, le fervide discussioni ed ì nume­rosi progetti di riforma, le condizioni di una tra le provincie più., importanti dei Regno fossero ancora del tutto disastrose, mentre i tanto dibattuti provvedimenti non erano ancora usciti dallo stadio di teoria.
Il quadro che ci offre il paese alla fine del sec. XVIII è assolutamente desolante ed è frutto di malgoverno secolare, per trovare i responsabili del quale bisogna risalire ben addietro. Ed è subito da precisare che sarebbe un grave errore voler attribuire questo stato di cose agli Spagnuoli, che trovarono ovunque condizioni miserevoli. Già i Nor­manni, infatti, con una politica imperialistica in Oriente, avevano posto i loro sudditi' che ivi mercanteggiavano, in condizioni di inferiorità rispetto ai Veneziani, e così gli Angiomi, che favorirono la venuta di mercanti toscani, fiorentini in specie. Anzi questi ni limi ebbero svariati vantaggi e privilegi, che l'Acciainoli, in un momento di collera minacciò di abolire. *)
Ne la situazione subì certo miglioramenti sotto gli Aragonesi, che per le guerre che condussero contro i loro rivali Angioini, non contribuirono per nulla a favorire un qualsiasi miglioramento, mentre i loro tentativi di avviare qualche forma di attività commerciale promovendo le industrie della lana e della seta, si spensero con loro.
Affatto floride erano perciò le'condizioni generali alla venuta degli Spagnuoli, che con l'inerzia caratteristica del loro governo ormai avviato alla decadenza, non erano affatto in grado di mutare in qualche modo la situazione.
Quando il primo Borbone, trascinato dalla corrente riformista cercò di provvedere ai bisogni dello Stato affidato alle sue cure, trovò tutto da fare e ciò appare in maniera indiscutibile per la Puglia male al tre regioni non erano certo in più florido stato dal quadro esatto che ci dà G. M. Galanti, visitatore del Regno, nelle sue relazioni, quasi del tutto inedite, tratte dall'Archivio privato dei Galanti, a Napoli, di coi il Monti aveva già dato l'elenco, premettendone qualche brano, nel suo noto e dotto lavoro: Due grandi riformatori del Settecento: A, Genovese e G. M. Galanti,
Dette relazioni valgono a darci on quadro completo delle condizioni di una delle più importanti regioni del Regno negli anni immediatamente precedenti al periodo muxattiano e opportunamente illustrandole* in un breve cenno introduttivo, PA. mette in luco i concetti fondamentali in esse predominanti. Si iniziano generalmente
I) A. SAPORI* Studi di storia economica metliowule, Firenze, 1940, p. 36.