Rassegna storica del Risorgimento
anno
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1942
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pagina
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731
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Libri e pori odici 731
nazionali; alle caratteristiche evoluzioni critiche del suo corpo sociale, dallo spezzamento del latifondo demaniale nell'età di Bonaparte e di Marat, al brigantaggio, tra politico e sociale, di tanti decenni, ai moti agrari del tempo a noi più vicino, al poderoso incremento demografico, con le sue vaste correnti migratorie degli ultimi sessanta anni; agli uomini di primo piano, dal Giannone a Vincenzo Lanza, al Ricciardi, al Bozzelli, allo Zappetta, che quella terra dette alla vita politica e culturale del Reame nell'età di più vigorosa formazione della coscienza nazionale.
Nell'attesa di più ampi lavori, contentiamoci di esaminare, con quella simpatia che meritano, questi modesti e volenterosi saggi.
Francesco Paolo Bozzelli, la cui attività fu napoletana ed europea, e il quale rientra in questa collana, solo perchè nato a Manfredonia il 22 aprile 1786, rimane sempre una delle figure più discusse del Risorgimento meridionale. Addestrato negli alti uffici amministrativi del regno murattiano, divenne ben presto uno di quegli nomini indispensabili della tecnica di governo, che, nei vari rivolgimenti del mezzo secolo di restaurazione borbonica, figurarono, alternamente, fra i responsabili della azione legale e fra i compromessi nella vicenda rivoluzionaria. Caratteristici nomini di una rivoluzione, alla quale, com'era naturale in uno Stato che aveva, da secoli, realizzata una particolare unità sotto l'egida della monarchia, e da circa cento anni la sua indipendenza, mancavano le due molle fondamentali, che agivano nella restante Italia, lo scontro fra le tendenze monarchiche e quelle repubblicane e l'avversione al dominio straniero; e i cui problemi di riforma si riducevano, sotto la spinta di latenti necessità sociali, a quelli della forma costituzionale e amministrativa, dell'inarrivabile buon governo.
Sensista in ritardo, il Bozzelli, nella sua dottrina politica, volle essere essenzialmente realista. Per lui non vi erano, nel corpo sociale e nel suo moto storico, che forze attualmente dispiegate come ricchezza e sapere, e, all'incontro, le debolezze della povertà e dell'ignoranza. L'arte del politico riduceva, allora, a una necessaria coltivazione, direi quasi adorazione, delle forze esistenti. Si comprende come in un animo temperato a questa ideologia il costituzionalismo non venisse vivificato da una qualche aspettazione messianica e rivoluzionaria, da una fede nello svolgimento storico di forze ideali germoglianti in seno a quelle stesse realtà sociali, che designava rappresentanti della debolezza, e decadesse, quasi, a opportunismo, come dicevamo, a tecnica contingente di una determinata situazione politica. Onde, l'apparente ragionevolezza del suo procedere nelle ore più vacillanti della rivoluzione nazionale, e l'effettiva incomprensione di quanto, in poco più che un decennio, maturava nel napoletano e in Italia.
Visto così, il Bozzelli appare, in fondo, uno dei tipici rappresentanti della borghesia intellettuale napoletana, sprezzante del popolo, e tutta chiusa in un arcadico orgoglio dottrinario con difetti, che furono comuni, per un'ascosa dialettica di quell'educazione, anche a uomini della più antica generazione, oscillanti tra gli opposti poli della reazione e della democrazia giacobina, sempre convinti, in cuor loro, di essere nel vero, perchè nutriti di buoni studi, e, come talora vantavano, aderenti al tempo.
1 Fatti Lucer ini del Pontieri videro già la luce in questa Rassegna (annoX, pp. 394 sgg.) e sono ben noti ai nostri antichi lettori. Invitato a una seconda edizione, l'A. ha riveduto integralmente il suo scritto, par senza mutarne l'essenziale ossatura.
I fatti, che portarono a gravissime condanne di alcuni uomini, appartenenti, generalmente, alla media borghesia del luogo, ai riducono, politicamente, al costituirsi di una ristretta associazione segreta d'incerto carattere, la a Propaganda, al suo tentativo di mettersi in relazione con i comitati rivoluzionari della Lucania, a un vago progetto insurrezionale.