Rassegna storica del Risorgimento
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1942
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732
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732 Libri, e periodici
L'associazione lucerina non usci mai dal più generico programma di libertà e indipendenza. In essa confluirono due ordini di persone, che, oltre la diversa condizione sociale e professionale, distingueva maggiore o minore età. E un piccolo punto, sfuggito al Pontieri, che ha notevole valore di orientamento nella determinacioné storica dei motivi generatori dell'associazione stessa. Da una parte, negozianti e artigiani, già maturi negli anni, e, se non vivaci attori il nostro non l'ha esplorato certamente spettatori delle delizie costituzionalistiche popolari del 1820; dall'altra, giovani, prevalentemente delle professioni legali, tinti, o nei loro anni di studio a Napoli, o da qualche locale coltivazione, di un certo vago mazzinianesùno. Gli uni e gli altri improvvisamente associati, dopo il colpo di fulmine del proclama ferdinandeo del 29 gennaio, da gualche comune punto nella reazione psicologica di fronte alla promessa di uno Statuto.
Una, dunque, di quelle tipiche reazioni locali, che colorano il quarantotto napoletano di un aspetto più sociale che politico.
Della reazione di altri strati sociali del luogo di fronte all'atto sovrano del 29 gennaio giunto, in molte province, inaspettato e, però, più ferace di opposti movimenti il Pontieri ha scrutata, con maggiore accortezza, quella delle plèbi, che, in Lucerà, per la singolare condizione urbanistica del paese, erano, e sono tutt'oggi, nello stesso tempo cittadine e rurali, la loro tendenza ad assicurarsi la terra, la loro rapida effervescenza, travian te in gesti anarchici e delittuosi, l'assoluta incapacità di orientarsi verso ideali politici. Meno a fondo, la struttura, i principi, le intraprese dell'aristocrazia terriera, sorta, da spezzamenti di demani, da eversioni di diritti feudali, da vendite e da usurpazioni di fondi ecclesiastici; ignobile di sangue, ma rimodellata, nelle aspirazioni, in difetto di propria e profonda educazione, sulla mentalità baronale dei defunti signori feudali. Altra gente, mescolata oramai già dai primi dell'ottocento alla restante popolazione, andava tenuta di vista: gli avanzi della nobiltà cittadina, che in Lucerà, città regia,-era sopravvissuta, non senza decoro, nell'età spagnola e nella prima borbonica.
A ogni modo, indagini particolari come questa dovrebbero essere estese a tutti, i centri di popolazione del Regno di Napoli per comporre quel quadro complessivo della sua vita storica, che frammentarietà apparente e unità profonda del sistema, indicano non si possa disegnare per altra via*
Se, fra questi nomini di Puglia, Francesco Paolo Bozzelli, dopo i peccati liberaleschi di gioventù, rappresenta il classico tipo del politico deprecato dai mazziniani, l'avolo dei parlamentari insigni meridionali della più trista età del disfacimento ideale dei partiti storici, di Giuseppe Ricciardi, nato a Napoli di famiglia foggiana, e alla paterna città legato per il mandato politico che ne tenne dal 1860 al 1870, può giustamente dirsi che non mosse collo, né piegò sua costa. Anche se, nel compimento delle antiche speranze rivoluzionarie, non solo, antico repubblicano, propugnò la Monarchia unitaria di Vittorio Emanuele, ma accettò, compiaciuto, dal sovrano la strana ricompensa di un titolo comitale.
Certo, il suo ribellismo fu più fisiologico che mentale, e, con qualche titubanza, l'ammette anche Carlo Gentile, un giovanissimo, che gli ha dedicata una succosa, se pur troppo densa, monografia. Conservatore in tutto quanto toccava l'ordinamento sociale, il Ricciardi era portato dall'insofferenza di costrizioni disciplinari di famiglia o di regime all'azione, e all'azione rivoluzionaria.
Frutto singolare di una seconda generazione il padre, colpito dalla depressione dell' Intontì, era, in fondo, niente meglio ohe il solito consigliere di Stato . bonapartista in lui maturano l'interesse per le capacità rivoluzionarie del popolo, la persuasione dell'efficacia morale dell'educazione dello masse, l'esigenza sentita della formazione dello spirito militare del paese.
Uomo di azione, che si guastò col Mazzini, perchè lo riteneva troppo contemplativo, presente in ogni dramma dell'età sua, fondatore di periodici, scrittore fluviale,