Rassegna storica del Risorgimento
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1942
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733
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Libri e periodici 733
abbozzò anche una storia politica delle forze e delle debolezze, seguendo, in certo senso, la concezione dualista e dialettica della storia, che par fosse cara ai dottrinari napoletani, più preoccupati, quando lo erano, come vedemmo, degli aspetti sociali, che di quelli politici delle rivoluzioni; Ma fra le forze egli non ammise la ricchezza, come il Bozzelli, e agl'intellettuali, il sapere bozzefliano, uni il popolo. Del resto, per lui la rivoluzione restava un mezzo purificatore, che, liberando il popolo dai flagelli o debolezze portati da altri ceti intendi, senz'altro, i privilegiati , doveva restituire l'ordine, non crearne uno nuovo. Era un pò1 la vecchia polemica dei riformatori fine Settecento contro gli abusi ed era, meglio, il loro stato d'animo, che metteva sullo stesso piano di espedienti regalismo e giacobinismo.
Colpire, in poche pagine, i molti e mutevoli aspetti di una vita avventurosa, spesa tutta in servizio dell'ideale, non era, certo, agevole impresa. Purey dal breve lavoro del Gentile, appare quel tanto che basta a far distinguere, nel Ricciardi, oltre gli ondeggiamenti psicologici, la rilevata e accesa individualit, che è propria dei confessori di fede. POMPEO FALCONE
CABLO CATTANEO, Considerazioni sulle cose d'Italia nel 1848, a cura di Cesare Spel-lanzon; Torino, G. Einaudi, 1942-XX, in 8, pp. XCH-190. L. 25.
Esprimere oggi un giudizio su queste pagine del Cattaneo che Vengono tratte dai tre volumi dell'archivio triennale delle cose d'Italia può persino rappresentare un'irresistibile tentazione, poiché questi scritti che non sono storia, ma elementi costruttivi per la storia, entrano tuttora nel vivo della nostra passione patriottica, e risollevano il più grande interesse nel campo dei nostri studi. Ma non qui deve essere pensato e detto quello che il lettore ogni lettore può pensare e dire a se medesimo. Certamente lettori e studiosi dovranno soffermarsi quasi ad Ogni pagina, su questa o quella circostanza, su questa o quella considerazione, su questo o quell'accento di rampogna e d'ira per cui Carlo Cattaneo merita veramente il battesimo che Cesare Spellanzon gli ha dato, di Farinata della rivoluzione nazionale italiana.
Le sue pagine battagliere sono difatti la difesa a viso aperto della rivoluzione di popolo: sono la confessione cruda dei mali che condussero alla sconfitta in quell'anno che era nato con tante speranze; e sono la testimonianza di un'anima fiera ed indomabile che, non curante degli uomini, cerca ancora e sempre, sovra ogni cosa, la salvezza della patria.
Ad un simile scritto non doveva mancare un'adeguata presentazione ed illustrazione; e lo Spellanzon per questo non si è limitato a dettare qualche nota chjarificativa a pie di foglio, ma ha premessa un'introduzione di 92 pagine.
Codesta introduzione non* entra nella polemica che agita tutto lo scritto del Cattaneo, non s'infiamma del suo ardore; ma silhnita a precisare ed a narrare. Se lo scritto del fiero patriota milanese può essere considerato come una trasparente e luminosa colorazione di fatti, lo scritto dello Spellanzon diventa un disegno steso al disotto di quella colorazione. Potente, impressionante, passionale quest'ultima: preciso, in perfetta corrispondenza, ed evi dente-I' al tre, e cioè il disegno.
Non si poteva avere più concordante unione di lavoro, nò più armoniosa intesa spirituale, Pra-no ZAMA
MARIA A R RICOTTI. Come gli Inglesi andarono a Malta e vi restarono* con 8 illustrazioni f. t. e una cartina. Milano, Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, s. d. (194U-XIX), in 16", pp. 189. L. 12.
Non ci sono prove positive che gl'Inglesi abbiano pensato a Malta, prima che l'insurrezionedt quei terrazzani contro le truppe francesi e il regime da esse inaugurato, con la loro richiesta di soccorsi a una squadra portoghese, non ebbe fatta nascere la