Rassegna storica del Risorgimento

anno <1942>   pagina <734>
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speranza che, coltivando lo spirito d'indipendenza dei Maltesi, colla tolleranza del Re di Napoli e di Sicilia, si potessero utilmente impiegare le forze marittime del Regno Unito a conquistare, sulla base di una guerra di liberazione, la più desiderabile delle piazze mediterranee. Ne, a dir vero, ci sono prove, ugualmente, per ammettere che un così studiato piano germogliasse subito nella mente di Nelson e dei suoi collaboratori. Tanto poco chiare, anzi, le idee del Nelson, da creare la leggenda, religiosamente con­servata dagli autonomisti maltesi, di una sua ostilità alle mene, con le quali l'antico rivale, e poi fedelissimo amico, il capitano Alessandro Giovanni Ball, preparava la successione del Governo britannico nei diritti di alta sovranità del Regno siculo su Malta. L'opinione è fondata su certe lettere del celebre ammiraglio, ma più ancora, forse, su Io scarso esame di una corrispondenza contemporanea e parallela tra il Ball e uno dei maggiori esponenti dell' insurrezione, il maltese Vincenzo Borg. Chi sappia confrontarle, vedrà qualche sottile filo tra la più accorta politica del Nelson e l'aperto maneggiare del Ball, e sarebbe prezzo dell'opera sfatare una leggenda connessa con l'universale equivoco su certi atteggiamenti, riputati filomaltesi, della pubblicistica e di taluni uomini responsabili della vecchia Inghilterra.
Tuttavia, se Guglielmo E ton, nei suoi Auihentic material* far a hùtory of th* people of Malta, formidabile requisitoria, nello stesso tempo, deU'amministrazionc pubblica dei Cavalieri e di quella del Ball, osò affermare che nel 1794 i Maltesi si erano rivolti all' Inghilterra per appoggio delle loro pretese di autonomia, non si può esclu­dere che osservatori inglesi avessero da un pezzo penetrato il segreto della piccola rivoluzione locale che maturava nel vetusto dominio dei Gerosolimitani e ponderate le sue eventuali conseguenze sull'equilibrio mediterraneo. Di quegli osservatori, anche nella sua torbida indipendenza, uno dei più sagaci era lo stesso Eton, sempre in viag­gio, per il commercio dei grani, tra Costantinopoli e le isole mediterranee, e giunto a tal confidenza nell'animo dei maltesi, da diventare, sin dal 1802, il portavoce delle loro lagnanze contro la politica aggressiva e tortuosa dei primi amministratori britan­nici dell'Arcipelago.
Difficile, però, restava, sino al 1798, mettere ipoteche su quella eredità; e se, cogli accordi tra Russia e Gran Maestri, e colla ancor oggi sospettata connivenza dell'imperatore austriaco ai disegni mediterranei di Napoleone, ne restò spianata la via ai Francesi, l'intervento britannico non avrebbe trovato plausibile giustificazione senza le aspirazioni maltesi all' indipendenza, che davan colore di equità alla combi­nata spoliazione dei Cavalieri e del Re di Napoli e di Sicilia. Onde l'equivoco tra certe promesse di self-government, che il Ball fece ai membri del Congresso maltese, e con­fermò più volte, anche con la stampa, e l'interpretazione più ampia che ne fecero i Maltesi stessi. Equivoco, trascinato, per varie vicende, sino ai nostri giorni, dall'osti­nazione britannica a voler considerare Malta come una semplice Croton Colony, il quale ha fatto assai più male all'evoluzione politica e nazionale di quegli isolani di quanto generalmente non si pensi. Ma, equivoco com'è, il vero soggetto, tuttavia, di un'in­dagine storica sull'arte conia quale gl'Inglesi andarono a Malta e vi restarono. Indagine parallela e necessaria, naturalmente, quella sugli sviluppi della situazione internazionale dalla pace di Amicns al Congresso di Vienna.
Questa duplice esigenza di ricerche, sia detto senza indulgenza, come senza malizia, non resta soddisfatta da questo lavoretto dell'Arrigoni. E per la semplice ragione* che non basta a risolvere, sia sotto il più sincero aspetto storico, che sotto quello politico e pubblicistico, un cosi oscuro complesso di problemi, la superficiale e con­tingente lettura di due o tre generici studi e di qualche incerto documento; ma bisogna risalire a fonti genuine, spesso quasi irreperibili, e, a ogni modo, in grande, se non in massima parte inglesi e maltesi. Né vale dichiarare (pp. 7-8) che l'autore se *1 sa e rimandare a più egregi studiosi la compiuta e profonda trattazione dell' argomento.
Libri mal fatti, in materia così delicata, possono diventare armi per la stessa polemica dell'avversario. E l'Arrigoni, se avesse avuta men superficiale notizia dei