Rassegna storica del Risorgimento
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1942
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pagina
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736
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736 Libri e periodici
a Molta nel 1843; e sono, invece, ima sconcia raffazzonatura del documento, con tagli, giunte- deformazioni, tutto l'incredibile. Incredibile, che ci fa pensare tanto è il nostro rispetto per l'Arrigoni, ebe crediamo impreparata, ma non rimanipolatrice di documenti! al mediocre autore non citato, e del quale, per non fargli troppo e immeritato onore, con quel che segno poche righe più sopra.
Ora. una così pessima fondazione toglie al libro delTArrigoni valore di storia* e rende malcerto servizio alla discussione politica. Pure, non vogliamo congedarci dal lettore senza aver toccato della tesi di diritto, ch'esso sostiene, e delle conseguenze politiche e morali che ne sgorgano. Non è nuova, e-ci : tornata spesso sott'occhio in questi ultimi tempi. Ma è cosi contraria allo spirito del Risorgimento, della Rivoluzione italiana, all'animus con il quale dovremo scendere noi italiani della penisola a Malta liberata, che è necessario spenderne parola. Il sugo del discorso è il seguente. Malta, perduta dai Cavalieri, per la donazione di Carlo V, torna al Re di Napoli. Gl'Inglesi sono usurpatori. I Maltesi hanno sempre desiderato tornare a Napoli. Ma il Re d'Italia non lo dice, per fortuna, l'Arrigoni, ma l'ha detto qualche altro men dotto e men prudente è erede dei diritti del Re napoletano. E dunque...
E dunque, non sapete quanto è stato risposto, con argomenti dello stesso stile da conferenza viennese, a questi discorsi, per un secolo e mezzo? Chi non li conosce, fra gli studiosi della questione maltese?
Per fortuna, verità storica e diritto positivo dell'Italia nella moderna concezione dei diritti delle Nazioni coincidono; ma su altro piano che quello scelto da questo libro. L'Italia si è fatta per una rivoluzione, e i diritti del Re sono i diritti, la libera, fruttuosa, volontà del suo popolo. Malta è Italia, e, come l'Italia continentale, tra il 1800 e il 1815, è stata illusa e delusa da modesti programmi di autonomia protetta. Insegni,per tutti, il Regno LombardoVeneto! Ma, proprio in virtù di quella delusione, si è maturata, più di qua che di là del Canale, per tante ragioni che i lettori sanno o intuiscono, una coscienza nazionale più energica e solidale. E questa coscienza, vaga nella massa, distratta da tradizionalismi e giurisnù medievalistici nei ceti dirigenti, ma fattasi chiara nei migliori, dei quali, honoris causa, e per non turbare la modestia degli esuli a noi qui, a Roma, vicini, nominerò solo Enrico Mizzi, che costituisce il diritto di Malta all'Italia, e dell'Italia su Malta. È l'epifania lenta, ritardata, ma non meno radiosa, del Risorgimento italiano in. Malta.
Così ragioniamo veramente, da storici, da italiani, da fascisti. Da uomini della rivoluzione, che pongono il diritto storico nella decisa volontà degli uomini viventi, non nelle cartapecore del passato. E lasciamo ai topi i protocolli del più vieto legittimismo, per la cui definitiva cancellazione dalla storia è nata questa battaglia di oggi, che, almeno rispetto a questo compito, speriamo, crediamo sia l'ultima. POMPEO FALCONE
GUIDO ZACCAGNINI, Pistoia durante il risorgimento nazionale (1815-1860); Pistoia, Alberto Pacinotti, editore, 1940-XYHI* pp. 206, un volume in 8. L. 20.
L'A.. ben noto agli studiosi soprattutto per i suoi numerosi saggi di ricerche letterarie, riunisce in questo ampio volume le molte notizie che in vari tempi sono state dette attorno alla storia di Pistoia nel fortunoso periodo dal 1815 al 1860, e ve ne aggiunge altre numerose, ricavate da interessanti cronache e da carteggi o poco conosciuti o sinora troppo poco compulsati. Poiché attraverso la narrazione di episodi che riguardano direttamente Pistoia il libro getta luce anche su tutta la Toscana, mette conto che della diligente fatica dello Zaccagnini si dia qui murato ragguaglio.
Nei primi tre decenni del secolo XIX la città di Pistoia era fra le città toscane un piccolo centro di coltura. Fino dall'età napoleonica, e ancor prima, v'era stata alimentata la fiamma del sapere per opera di uomini egregi, di cui non fu mai scarso il numero. Era certamente quella cultura più che altro con i caratteri del precedente secolo, ma già fra i -vecchiumi si vedevano qua e là i segni di una promettente rinascita. Ma meglio