Rassegna storica del Risorgimento

anno <1942>   pagina <737>
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Libri e periodici 737
che spigolare tra i nomi e le opere di scrittori giova assommare date e titoli in una isti­tuzione tutta cittadina e assai importante, cioè IV Accademia di varia letteratura, eretta sotto gli auspici di Francesco III di Lorena e ritornata a nuova vita con rescritto di Maria Luisa di Borbone del giugno del 1803. In essa si tenevano lezioni accademiche e si fissavano ogni anno dei temi. Frequentissime furono le letture d'uno scienziato veramente di pregio, Pietro Petrini, che fu l'anima e l'ispiratore più. cospicuo della cultura scientifica di Pistoia; ma vi dissertarono anche con pregevoli memorie Aide-brando Paolini, che, tra l'altro, trattò sulla inoculazione del vaiolo vaccino e sulle cause dell'idrofobia; Stefano Ciampi, che vi lesse la sua Vita del Cardinale Niccolò Forte-guerai, e Cosimo Ridólfi, che disse della canforizzazione degli olii volatili. Figurano anche nell'elenco degli accademici i nomi di celebri corrispondenti, quali Luigi Fiacchi, Giovanni Resini, Saverio Bettinelli, Melchiorre Cesarotti, Lorenzo Rignotti.
Da tutto quel promettente risveglio di cultura germogliò la nobile idea dei Paren­tali agli uomini illustri italiani e bel vanto di questa istituzione ebbe Pistoia, unica allora, e prima, fra le città d'Italia, come dimostrò recentemente Alfredo Guitti. Le solenni adunanze si facevano nella sala maggiore del Palazzo comunale, e le celebra­zioni ebbero carattere di così grande solennità che vi assistettero uomini insigni anche di altri Stati, come Nìccolini, il Giordani, il Montani, il Vieusseux, il Papadopoli. E questi uomini ebbero a parlarne ammirati nei loro scritti. Il movimento culturale di questo tempo si accentrò per gran parte nell'opera di uno spirito nobilissimo, Niccolò Puccini, da cui partiva-ogni stimolo ad ogni impresa bella e generosa. La sua villa di Scornio, chiamata il vinone, presso Pistoia, era la meta dei viaggi di parecchi uomini illustri che vi si recavano per far visita a quel munifico e pur, in qualche parte, bizzarro signore. In quella bella e ampia villa ospitò, quasi direi da principe, non pochi illustri patrioti, attratti dalla nobiltà del suo sentire, e alcuni vi dimorarono per alcun tempo, mantenendo poi con lui lunga e attiva corrispondenza: ebbero rapporti amichevoli con lui Giacomo Leopardi, Carlo Botta, il Brofferio, il Gioberti, Giuseppe La Farina, G. P. Vieusseux, G. B. Niccolini, il Guerrazzi. Due altri egregi studiosi ebbero benefico e duraturo influsso nell'ambito della scuola, come il Puccini aveva largamente operato nei ritrovi e nelle accademie, e cioè Giovanni Silvestri e Domenico Mazzoni. Il primo, per un nuovo indirizzo dato da lui agli studi, fece si che già nei giovani apparisse quel fine gusto del bello che li avvezzava ad essere, almeno nella lingua, schiettamente italiani; il secondo diresse per molti anni il Collegio Forteguerri che era, direi quasi, una piccola università; vi giungeva spesso l'eco degli avvenimenti più. importanti e gli animi dei giovani vi si preparavano agli eventi futuri. Non pochi di questi giovani li ritroveremo nel *48 sui campi lombardi. In una città, nella quale non pochi eran for­niti di cultura e d'ingegno, è naturale che avesse pregio la stampa. Vi fiorirono special­mente due officine tipografiche: quella dei fratelli Bracali che fu assai attiva, e l'altra che prese il nome dal più grande pistoiese, da Gino, fusasi nel 1870 con quella dei fra­telli Bracali, uguagliò, si può dire, l'Aldina di Prato. Con audacia davvero insolita essa accompagnò e alimentò con coraggio le varie vicende del nostro risorgimento.
Uscirono dalla tipografia Cino i Bollettini firmati dagli Amici del Popolo e di II uscirono le voci clandestine che annunziavano e auguravano la resurrezione della Patria.
Non è da meravigliarsi perciò se in un ambiento siffatto la Carboneria abbia avuto presto proseliti e che qualche proselito avesse anche la Giovine Italia (il Mazzini non ebbe, dapprima, come è noto, molto seguito in Toscana). Alla Carboneria appartene­vano, per la maggior porte, medici e avvocali; pochi artigiani e nessuno, o quasi, dei contadini. Gli avvocati fornivano il contingente più eletto e fattivo delle vendite, e certo, assieme con i medici, erano i più indiziati dalla polizia. Animatore, e uno dei capi principali della Carboneria pistoiesi), dovette essere Aldobrando Paolini, bello e versatile ingegno, e amico e ispiratore della setta fu anche Francesco Benedetti, che è spesso ricordato nelle denunzie dei conunissari di polizia fiorentina. Il Sestini e il