Rassegna storica del Risorgimento

anno <1942>   pagina <738>
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738 Libri a periodici
Benedetti nei giorni della sorgente fortuna del Murat vivamente sperarono in lui. Il Benedetti scrisse anche una canzone Alla Maestà di Gioacchino Napoleone Re delle due Sicilie per indurre gli italiani a favorire l'impresa del Murat. Purtroppo accanto ai giovani sinceramente liberali e di contro ad essi erano in Pistoia, come d'altronde in tutta la Toscana, non pochi o apatici o apertamente fautori del governo granducale. E appunto per far argine alla propaganda carbonara la polizia mandava istruzioni speciali e indagava con grande diligenza le loro relazioni e riferiva accurata­mente. In quel tempo un pistoiese Tommaso Vivarelli, frate agostiniano, che nella nativa città avea certamente formata fin da giovinetto la sua calda anima di martire per la libertà, era andato esplicando opera patriottica in Roma e nel territorio della Chiesa ai cui conventi era via via statò assegnato come religioso. Con la sua instanca­bile attività aveva cercato di aprire delle vendite carbonare e si era sforzato di ricon­ciliare la Carboneria con la Giovine Italia. All'atto dell'arresto gli fu trovato anche aa. piano di azione, che egli stesso aveva scritto, il quale aveva per iscopo di preparare una rivolta in Roma per abbattere il dispotico governo dei preti. Fu condannato alla galera a vita, ma poi la pena gli fu commutata nella detenzione per vent'anni nel forte di Civitacastellana e successivamente nel penitenziario di Corneto.
La prima occasione solenne pei liberai* per favorire il movimento nazionale si offri nel 1847. L'elevazione del cardinale Mastai al trono pontificio era stata la fiamma che aveva acceso un vasto incendio per tutta l'Italia. Quando Pio IX concesse le leggi sulla stampa e l'amnistia per i condannati politici, anche a Pistoia fu un agitarsi, un movi­mento insolito. Si sentiva che qualche cosa stava maturando. La letizia più grande fu quando il 4 settembre il Granduca, costretto dalle circostanze, concessela guardia civica. Una moltitudine di giovani si radunò nella piazza del Duomo manifestando, con grida e con canti, la loro esultanza. Le dimostrazioni si ripeterono ogni giorno. Solo una cosa fu avvertita ed arrecò non poca sorpresa, cioè che il contadiname punto religioso e pio non era intervenuto alla funzione dei cittadini e ai loro plausi. La celebrazione dell'isti­tuzione della Guardia cittadina diede origine in Toscana alle cosiddette federazioni popolari, perchè le varie città si affratellavano con manifestazioni scambievoli di ami­cizia e di amore. Anche fra Pratesi e Pistoiesi, fra i quali purtroppo c'era stato un vivo contrasto, e talvolta anche aperta ostilità, in quella entusiastica commozione di gene­roso amore dì Patria si vollero dimenticare per sempre i contrasti. Infatti solenne fu la festa che i Pistoiesi fecero per accogliere i Pratesi venuti a fare atto di amicizia. Al solito anche questa volta sfilarono plotoni di giovani con bandiere, ed anche di eccle­siastici con coccarde; e, curioso a dirsi, perfino plotoni di donne di ogni ceto* d ogni età, d'ogni condizione.
Con il 1848 le cose precipitano anche in Toscana, con le riforme costituzionali. Agitazioni, e tumulti si susseguono ogni giorno.
Ma quando il 22 febbraio anche il tentennante Granduca, costretto a far buon viso a cattiva fortuna, promulga la Costituzione, per la città è tutto uno sventolio di ban­diere, non pochi, come dice un cronista testimone dei fatti, vedendosi abbracciare per le vie e nei caffè, dandosi l'amplesso di pace . Scoppiata finalmente la tanto attesa guerra contro l'Austria, i Pistoiesi, con in volto la lieta certezza, videro passare per la città il 22 aprile seicento volontari napoletani comandati dal maggiore Rossaroll, e nello stesso giorno videro giungere i volontari siciliani, guidati da Giuseppe LaMasa. Passarono intanto i volontari fiorentini e al loro passaggio il cannone del bastione di Porta Camitica li salutò con 31 colpi. Ad essi si unirono 80 giovani della città e della campagna. Del battaglione universitario fecero parte i migliori giovani che ornavano Pistoia: il matematico Enrico Betti, ohe mori poi senatore, il filologo e storico Gherardo Nerucci, il grande fisico Luigi Pacinotti, l'illustre modico Atto Migri, il sommo oculista Francesco Magni, che fu più tardi rettore dell'Università di Bologna.
Ma intanto le sorti della guerra precipitavano. In Tosoana si agitarono lo fazioni Anche a Pistoia si ebbero a lamentare luttuosi fatti. S'insultarono i militi della Civica,