Rassegna storica del Risorgimento

anno <1942>   pagina <739>
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Libri e periodici 739
che non godeva il rispetto che le era dovuto, per la troppa acquiescenza in coloro che avrebbero dovuto far rispettare la legge. 11 partito repubblicano, non molto numeroso in Pistoia, ma altrettanto rumoroso, alimentato dagli scritti e dall'opera del Guerrazzi, si moveva anch'esso per preparare un rivolgimento in senso decisa­mente democratico. Invece il liberalismo pistoiese sdegnò sempre le intemperanze del partito repubblicano, contro le quali prevaleva la assennatezza di Niccolò Puccini, che moderava e guidava lo spirito pubblico. Costituito il ministero Montanelli-Guer­razzi (vi era entrato a far parte il pistoiese Francesco Franchini come Ministro della Istruzione e della Beneficenza), non cessarono i torbidi. Si ebbero di nuovo a deplorare atri offensivi ai militi della Guardia; tant'è vero che una mano di consigliati, fingendo di essere della polizia, insultò con gravi parole una pattuglia; anche la sosti­tuzione della Guardia Municipale alla Guardia Civica, avvenuta a Pistoia come altrove, fu fomite di disordini e fece crescere i subbugli invece di essere strumento di ordine. Continuavano frattanto le incertezze e il disgregamento del pensiero liberale, diviso fra i moderati e gli accesi repubblicani. 11 principio unitario contrastava con. quello federativo e, purtroppo, anche con quello dell'autonomia. Anche a Pistoia gli animi erano divisi, aderendo gli uni alle idee dell' Alba e quindi al Guerrazzi e ai suoi amici, mentre la maggior parte dei liberali più moderati aderivano alle idee della Patria e dell" Italia. Continuavano anche vani gli appelli alle armi. Il 4 aprile una deputazione del Circolo Popolare bandi al suono di tamburi e di trombe il proclama che chiamava alla difesa della patria i giovani, ma purtroppo i volontari non si presentavano.
Dopo la battaglia di Novara e dopo l'insurrezione di Genova era ormai divenuta inevitabile la caduta dei repubblicani. Disordini e tumulti scoppiarono prima nella capitale, e poi nelle campagne. Il 13 aprile (son cose note) il Municipio di Firenze dichia­rava con un pubblico manifesto che riconosceva la monarchia e invitava Leopoldo DI a riassumere il potere. Nel giorno successivo il Circolo popolare di Pistoia deliberava, per acclamazione, una vigorosa protesta contro il proclama del municipio fiorentino. D 19 il Municipio di Pistoia, pur protestando, per evitare disordini deliberava di aderire al ristabilimento del Governo monarchico costituzionale circondato però da istituzioni largamente popolari.
Avvenuta la restaurazione si udirono purtroppo per Firenze e altrove canti rea­zionari, prodromi di tempi tristi. In Pistoia si ebbero subito i primi indubbi segni della reazione. Atterrati gli alberi della libertà, ricollocati gli stemmi granducali, i circoli liberali furono costretti a cedere alle impellenti attualità sociali per evitare una guerra civile. E dopo lo scatenamento della plebaglia si ebbe il conseguente ritorno dei Tede­schi. L'occupazione di Pistoia incominciò con l'entrata delle truppe austriache il 23 maggio. Dalla Porta Lucchese tra fanteria e cavalleria entrarono circa 2500 soldati con una batteria di cannoni. Dinanzi al dispiegamento di queste forze, che di giorno e notte perlustravano assiduamente la città, la cittadinanza rimase sgomenta e silen­ziosa. Cominciò il lavoro infame delle spie, cominciarono le lettere anonime al Commis­sario; ma di contro a questo crebbe il malcontento del popolo. Fioccarono arresti su arresti di cittadini che erano i migliori per ingegno e per amor di patria, tutti denun­ziati per defezione in materia politica. Fremeva la cittadinanza sotto la minaccia delle armi nemiche; gli ànimi erano esacerbati e contristati. Non pochi dovettero fug­gire: il Franchini fuggì a Genova, Didaco Maeciò in Francia. Il 29 grugno fu fucilato il giovinetto Attilio Frosini, poco pia che sedicenne, per aver gridato Viva Kossuth davanti alla sentinella austriaca che era di guardia alla porta del Palazzo Vescovile, dove abitava il Tenente Colonnello e dove si conservava la bandiera tedesca. Pochi giorni dopo fu -vittima della spavalda insolenza dei soldati austriaci Sergio Sacconi, un povero ragazzo che era Punico superstite di cinque fratelli minori in breve tempo miseramente morti tisici. Ma il fatto più doloroso avvenne V11 aprile 1852, giorno di Pasqua. Un gruppo di austriaci ubriachi ferirono a colpi di baionetta nel cranio il