Rassegna storica del Risorgimento

1857-1859 ; AUSTRIA ; LOMBARDO-VENETO
anno <1942>   pagina <770>
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Lina Gasparini
TOSCANA
XI.
Eccellenza,
Il Barone d'Hiigcl mi avverte, che io posso dirigere a V. E. quelle notizie di Polizia che mi pervengono, e ohe io nel tempo passato dirigeva direttamente al Feld Maresciallo Conte Radctzky come Governatore Civile e Militare della Lombardia, :chc aveva poi la bontà di ricambiarle con quelle che a Lui perveni­vano dalla dipendente Polizia; ed io profittando dell'avviso, mi sollecito a farLe conoscere:
Che con Lettera del 6 marzo spedita da Genova ad un tal Cinelli di Firenze venivano eccitali Demagoghi Toscani a sollecitare un movimento dando loro il seguente piano, che si assicurava aver avuto l'approvazione dello stesso Mazzini.
Dovevano questi in un discreto numero riunirsi in Arezzo, ed ivi associati agli affiliati di quella Provìncia cercare di occupare, armata mano, alcuno dei diversi Castelli della Val di Chiana, e dichiararvi l'unione al Governo Piemontese; che appena conosciuto questo una banda di oltre 500 settari era già pronta in Pistoia per marciare al loro sostegno ingrossandosi per via, di tutti quelli che si sarebbero voluti unire, e che ritenevano sarebbero stati moltissimi; che dato avviso di questo movimento alla Romagna, quest'era già organizzata per muoversi in massa, ed assistere al movimento; che questa prima truppa rivoluzionaria non doveva ad altro mirare, che a chiamare fuori delle città le Truppe regolari, onde nelle città medesime potesse nascere qualche movimento, potendo pure sperarsi, che quando questo avesse preso consistenza, anche qualche 'Corpo della Truppa vi potesse partecipare. Che appena conosciuto il movi­mento Toscano, tutta la Demagogia Piemontese si sarebbe agitata, ed aveva la sicu­rezza di spingere il Governo a non abbandonare questi, che innalzavano in altro Statò d'Italia la Bandiera Sabauda. A questa fu risposto nel 16, dichiarando, che i mezzi erano scarsi, che non s'illudessero credendo che i Toscani volessero farsi iniziatori, che i più avrebbero disapprovato anziché cooperato, e che sarebbe stato inutile sacri­fizio di sangue e di entusiasmo patriottico. Ma se ciò non ostante voleva farsi, esso non avrebbe mancato, e avrebbe esposta hi sua vita dispiacente di doverla perdere inutilmente dalle armi dei suoi Compaesani.
Net* 16 del corrente sul Vapore della Medea giungeva in Livorno un tal Profumo mandato dal Comitato d'Insurrezione di Genova, ed abboccava con alcuni Livornesi e Pisani, che sapevano il suo arrivo. Esso assicurava loro esser vicinissimo il momento di agire, concertavo il modo d* introdurre Armi in Toscana e lasciava a loro Tratte sulla Banca Adami, onde non mancassero denari in questi momenti decisivi.
Simili fatti, che per esattezza si portano a cognizione di V. E., non mi sembrano di alcuna portata, perche per quanto chiaro apparisca dalla stampa clandestina (che si è tentato d'introdurre tra noi, e che ha riportato nelle sue colonne l'Italia del Popolo che si sìa immaginato di fave un movimento in Toscana, pure non apparisce alcun dato per sospettarne, anzi comparisce che la Popolazione aio non solo tranquilla, ma soddisfatta, e non solo non desideri nuove convulsioni, ma anzi riconosca i suoi mali da quelle passate, per cui sarebbe a ritenersi, che anziché appoggiare, avverserebbe qualunque movimento e può di certo contami che la Truppa al principio non difette-irebbe, ed ove riuscisse insagninarla, non sarebbe più possibile che Lo, facesse. ciò per quello ohe riguarda la Toscano.
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