Rassegna storica del Risorgimento
1857-1859 ; AUSTRIA ; LOMBARDO-VENETO
anno
<
1942
>
pagina
<
774
>
774 Lina Gasparini
trovai tutti riuniti nella casa Pulcherio. Si lesse ivi la lettera, e mi consegnarono altro piego, eoli* ingiunzione di portarlo nd un certo Lollo negozia ut e in Livorno; e quindi a Firenze al Pittore Jurio, ricapito al caffè in contrada Cazzaiiioli; il che io puntualmente eseguii
Nel partire i detti signori mi dissero che io mi trovava in esperimento, mi dissero clic in questa Città era caduto in discredito presso la Setta, per cui fossi stato attento, mentre ben sapevo qual fine, nel caso me s'aspettava, al che io promisi di eseguire in tutto con lealtà e fedeltà, e partii.
Da Firenze poi, dopo che ebbi riscontro dal Pittore Jurio, me ne partii per Bologna, ove giunto mi trovai subito a trovare l'avvocato Cesare Massetti, per il quale il Jurio mi aveva consegnata un'altra lettera, anzi questi, ora ebe rammento, venne a trovarmi in casa mia; parlai pure in Bologna coli'avvocato Casarini, non so il nome; col negoziante Meni, non so neppure il suo nome, che eredo si chiama Antonio. Tutti costoro in un giorno ni' invitarono a pranzo, che fu effettuato nel giorno appresso in campagna nel casino del detto avvocato Casarini fuori di Porta Maggiore.
In detto luogo cranvi molti altri individui, che non potrei nominare: i discorra poi che si tennero si riferirono: I. All'uccisione di S. E. R. il sig. Cardinale Antonelli Segretario di Stato di S. Santità. II. La liberazione dello Stato Lombardo Veneto. III. Rimettere lo Stato Pontificio in quella forma in cui esisteva nel 1848. - IV. Di non risparmiare lo spargimento di sangue, ma però di non uccidere le persone inconcludenti, siccome era stato fatto negli anni 1847 e 48, ma sibbene quelli, che facevano ostacolo e come eglino s'esprimevano tutti codini).
In questa refezione ricordo pur bene, che vi si trovavano un tal Calinoci impiegato Postale in Bologna, ed un impiegato di quella Polizia, non so come si chiami, ma è una persona alta, di corporatura giusta, con due piccoli buffetti, e la parte della Sezione dei Passaporti.
In detto fatto imparai pure, che dovevansi introdurre nello Stato Pontificio, provenienti dall' Inghilterra ove erano stati commessi n. S00 fucili: che questi dovevansi sbarcare nel Cesenatico, ma farne prima in alto Mare da uno Scuner Inglese, il trasbordo su di un Trabacolo pontificio, comandato dal capitano Barbanti di Rimino.
In appresso poi, poco prima in cui avvenisse la mia carcerazione, che accadde nel 28 ottobre 1855, passando per Cesena, ed ero diretto per Firenze, seppi da un certo Moriani ex tenente di Finanza, ora negoziante, da un tal Venturi pure di Cesena; e Dell'Amore possidente proprietario delle Cave del Zolfo, che realmente i detti 500 fucili erano stati sbarcati e ri trovavano nascosti e depositati nelle grotte delle Zolfatare fra Cesena e Rimino.
Dodici o quindici giorni prima che passai a Cesena fui a Ferrara diretto da Cesare Massoni avvocato in Bologna, all'avvocato Celata, ossia giovane di studio presso un avvocato; da un tal Baccarini Barbiere, e finalmente da Della-Nuce, a cui presentai pure la lettera di Massoni, e Della-Nuce poi mi condusse nell'orto Agrario da quei giardinieri, quali non ricordo come si chiamino.
Si apri ivi la lettera di Massoni cui faceva sperare sollocita lo riparazione dell' Italia, e che il Governo Pontificio avrebbe terminato di fare angherie
Dopo tutto ciò io ritornai a Trieste, ove giunto mi presentai subito dai miei principali NarduecS, Triscoli, Camerini ed altri, ai quali rispettivamente consegnai le lettere dei loro compagni di Setta.
Trattenendomi a Trieste, e fu il mese di marzo, avendo in tensione di procacciarmi un'impiego dal Governo, mi presentai in quella Polizia ove tutto rivelai, e fui licenziato