Rassegna storica del Risorgimento
1857-1859 ; AUSTRIA ; LOMBARDO-VENETO
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1942
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pagina
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783
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Relazioni della Polizia politica austriaca, ecc. 783
XXU.
Bologna, 23 luglio 1857.
Il viaggio del Papa ne' suoi Stati verrà segnato negli annali della Storia italiana quale nuovo disastro per questa travagliata provincia.
Non per vedere o studiare più d'appresso i moli ed i bisogni dei Suoi sudditi, non per accogliere e soddisfare i giusti desiderii dei tempi, non per gettare i semi d'una solida e decorosa amministrazione, fu lo scopo del viaggio del Principe, ma vaghezza di sollazzo, gonfio desiderio di vane ovazioni, sete infrenabile di consacrare il trionfo della reazione, lo condusse a questo Provincie.
Nulla valse per lui l'esempio d'altri Monarchi, che approfittando per arte politica in simili incontri tentarono d'offrire una via di riconciliazione fra popolo e governo un incentivo di transazione fra il passato e l'avvenire.
Ma Egli sordo ai bisogni dei suoi popoli senza senno politico e nulla ascoltando che la voce della leziosa casta che lo circonda, venne a deliziarsi e spassarsi sopra le rovine ancora fumanti del suo popolo che in gran parte per l'istinto di chi soffre, sperava ed attendeva. Ma il disinganno oggi è compiuto per tutti, ed ogni cuore geme freme ed impreca.
Non vi cada però di mente pero Bolognesi che sia opera di coraggio civile e di dignità cittadina rompere la nostra calma apparente e far sentire al mondo un gemito dei nostri dolori. Tal grido di protesta pei nuovi patiti insulti,, nò, Bolognesi, il nostro contegno il mondo lo ha giudicato e lo giudicherà degnamente, perchè la civiltà d'Europa sa ben conoscere che il nostro silenzio non è pace, l'infrenarsi non è viltà.
Insulse manifestazioni pel nostro malcontegno a noi non giovano né femminili non s'addicono a un popolo che ha compreso l'importanza della propria missione, e che vuol operare coli* esperienza comprata al prezzo di tonti dolori e di tanto sangue.
Duole che quei codardi che seggono in dignità municipali talmente tralignati non abbiano pronunciato un accento in favore della causa pubblica a giovamento de' suoi amministrati, siccome lo imponeva loro solenne istanza cittadina. Costoro non sono nemici soltanto del bene del nostro paese, ma sono altresì del Sovrano stesso, perocché s'ingannava il principe. È operare di nemico, e nel loro posto costoro ingannano sì col mentire che col tacere. Ma di loro il paese terrà quel conto che meritano.
I tempi sono cangiati e il governo dei preti è fra quei pochi che non vogliono accogliere queste verità.
E di gran conforto perà che ciò che era opera soltanto di segrete conventicole ora sia addivenuta della grande maggioranza. Non pia nel ministero si parli di libertà, di dignità nazionale, ma altamente in faccia al mondo, innanzi ai potentati della terra, ed è cosi che la civiltà combatte con vantaggio la tirannide, ed 6 per tal modo che la verità avversa l'errore, ed in questa città generosa l'essere fra le file dei combattenti è di gloria immortale.
Lunghi saciriGcii ci rimangono a compiere, e quelli che ci impongono le circostanze presenti sono ancora più terribili. Il trionfo della nostra causa non potrebbe essere molto lungi, ma avvertiamo che senza virtù non vi è stabile riescila in nessuna impresa*
Perseveranza adunque, somma attività nel pensiero e nelle opere, longanimità nelle sofferenze, fiducia nell'avvenire.