Rassegna storica del Risorgimento

DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; CAVOUR, CAMILLO BENSO DI ; SALMOUR,
anno <1943>   pagina <149>
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Cavour e I. Borboni di Napoli 149
le condoglianze di Vittorio Emanuele e le felicitazioni per il suo avvento al trono. L'inviato doveva pure tentar di annodare negoziati di alleanza fra i due Regni e persuadere il Re a concedere franchigie liberali. Le istruzioni per attuare questo duplice mandato erano contenute in una lunga lettera diretta allo stesso Salmour, lettera che può dirsi un vero capolavoro d'arte diplomatica.*)
Sul pruno punto l'inviato doveva ammonire il Governo di Napoli che la neutralità la quale in alcune contingenze politiche può giudi­carsi pietoso consiglio, o accorgimento prudente, sarebbe stata allora considerata una diserzione o un segreto patteggiare col nemico. Di più. la guerra, che il Piemonte studiava di circoscrivere, avrebbe potuto, con­tro il suo volere, allargarsi ed allora la neutralità, diventando impossi­bile, poco grado avrebbe meritato quello Stato che si fosse volto all'una o all'altra parte. Notava poiché i patri annali registravano lamen­tabili esempi di siffatte incertezze che non salvano gli Stati ma li precipitano in rovina.
Né men chiaro ed esplicito si manifestò Cavour nel suo secondo punto. U Governo del Re non intendeva recar giudizio sul sistema politico interno seguito durante il corso dell'ultimo regno nelle Due Sici­lie, nondimeno era purtroppo noto che colà, più che altrove, fremevano passioni ardenti, rancori profondi, ire lungamente compresse che aspet­tavano un'occasione di prorompere terribili e irreirenate...>> il che significava far apparire al Sovrano prossima la rivoluzione. E, dopo aver affermato che il Governo piemontese aveva progredito in mezzo alla libertà e per la libertà, lo statista poneva tuttavia in dubbio che questo largo sistema potesse applicarsi nel Regno napoletano: ciò che era acca­duto nel 1848 si sarebbe rinnovato; spingere innanzi e nello stesso tempo le due imprese di libertà e di indipendenza era compito difficilmente eseguibile: ciò che si richiedeva per l'una, tornava all'altra funesto e si correva il rischio di vederle rumare ambedue. Per queste ragioni Francesco II avrebbe dovuto restringersi a dichiarare che lo statuto fondamentale, largito da Ferdinando II nel 1848, era mantenuto in diritto, ma che se ne rimandava l'attuazione a guerra finita perchè lo statato, stesso era stato sospeso di fatto, ma non abolito dal Re defunto. Né era necessario che il Re chiamasse intorno a sé fin d'allora un mini­stero tratto dalle file dei liberali provati, i quali dovevano aspettare quando la Costituzione fosse promulgata e compiuta quella conciliazione tanto necessaria per dar stabile assetto agli ordini liberi; per il momento
l) Cart. cit., 221 e passim.