Rassegna storica del Risorgimento

POERIO ALESSANDRO ; MONTANELLI GIUSEPPE
anno <1943>   pagina <226>
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226 Nunzio Coppola
A. Poerio a N. Puccini
LXXXIII.
Napoli, 29 Maggio 1835.1) Caro Niccolò,
Ebbi alcune settimane addietro una tua lettera per mano del Signor Alberti, che conobbi con molto piacere come gentile e colto, ch'egli è. Nel recitare ha già acquistato favore presso il pubblico di Napoli, ed assai ti si raccomanda.
Ho lungamente indugiato a risponderti, parte per difetto di tempo, parte per non aver usato que' ritagli, che me ne rimanevano. Ma tu sei certo dell'amore che ti porto e che mi durerà quanto la vita. Mi fai due dimande un poco singolari, alle quali rispondo, che io non sono impiegato del Governo, e che mia sorella non è maritata. Per ora attendo all'uficio di Segretario in un'amministrazione privata, della quale, quando prenderà maggiore ampiezza, più partitoni ente ti scriverò. Inoltre spedisco alcuni affari dello studio di mio padre, il quale è occupatissimo. Se mi avanza tempo, studio alquanto ne' classici, ovvero continuo ad imparare da me solo il Sanscrito, lingua bellissima e difficilissima, la quale apre molte origini di parecchie fra le lingue europee. Ma in questo esercizio non mi riesce né manco far progresso tutt'i giorni, il mio tempo essendo oscuramente consumato da lavori pieni di tedio e perpetua mortificazione dell'intel­letto. Durante il mio soggiorno a Versailles, che durò sei mesi, l'anno scorso la quiete della campagna mi fu sana al corpo, e mi dettò anco alcune poesie non dispiaciute agli amici miei di Parigi, e principalmente a Tommaseo, de' cui consigli mi giovai con frequenza. Tutte le precedenti le ho condannate come gìovenili, e però frondose: queste usciranno in luce probabilmente nel corso della prossima state in Parigi. Te ne manderò parecchi esemplari pregandoti di farne parte a' comuni amici come Con­trucci, Jozzelli, Franchini, Odaldi. A proposito di quest'ultimo dimmi che sia di lui. Io tutto il tempo che stetti in Francia sperai vedere lui e te, ma te principalmente, perchè di lui conosco la ripugnanza a viaggiare lontano. Da Tommaseo seppi, che un giovane per nome Luigi Tonti2) dà bellissime speranze di sé, e scrive con alti spiriti in poesia. Credo che debba essere un fratèllo minore di Domizio. Dimmi la tua opinione, e se sia fra coloro, che vedi.
Fui dolentissimo di non poter correre ad abbracciarti nella tua deliziosa villa, i cui dilettevoli ozj mi sono tuttora vivi come se vi io fossi. Certamente i'una delle più, care rimembranze che io abbia si è la quiete godutavi in quell'amichevole ospitalità e consorzio.
Dimmi come stia la tua veneranda e buona madre, e poi di tua sorella, e delle nipoti ed anco di Teofilo.
Io sono stato a* giorni scorsi a vedere Pesto, le cui preziose antichità'non cono­sceva ancora: Victri, la Cava e Salerno, luoghi pieni d'ogni delizia, e da me non veduti per quattordici anni, mi sono stati carissimi a ritrovare, ed i tempj pestani, la cui solidità
i) Nel Croco ha la data errata del 19.
?) Luigi Tonti, di Pistoia (1813-41) è noto per Un Saggio aopra la Scienza nuova del Vico (Lugano, 1835) , Nota di B. Croce. Vedi anche una lettera del Giusti ad Atto Vonnucci e relativa nota di F. Martini (Epistolario I, p. 463). Non era fratello di questo il Domizio nominato più avanti, il quale, pistoiese anche lui, era invece figlio del cav. Baccio. (Epistolario cit I, p. 227, n. 2).