Rassegna storica del Risorgimento

POERIO ALESSANDRO ; MONTANELLI GIUSEPPE
anno <1943>   pagina <227>
immagine non disponibile

Alessandro Poerio e Giuseppe Montanelli 227
e magnificenza vanno innanzi a qualunque forza d'immaginazione, mi sono restati impressi nel più profondo della memoria. Tremila anni fa si edificava cosi durevol­mente, ed ora que' luoghi sono amenissinii di verdura, ma da Giugno a Novembre pesti­lenziali per ristagno d'acqua, e scarsezza di popolazione, né ai fa nulla per porvi rimedio. E quelli edifizj stanno come per miracolo, tanta è l'incuria, con la quale sono tenuti, e diresti che sorgono ad ammaestrarci quanto antica fosse la civiltà d'Italia e di quanto intervallo sia retrocessa. Tu (se i tuoi affari domestici non t'impediscono) faresti bene, o carissimo, a venirtene a Napoli per qualche mese; io ne avrei infinita consolazione perchè non veggo modo per ora, che io possa venire costà.
Quantunque l'Alberti mi dicesse, che quando gli desti la lettera per me, tu dimo­ravi in Firenze, credo, che ora sii tornato in villa, e però dirigo la presente a Pistoja.
Vorrei sapere qual vita meni, e di che studj conforti l'animo, o diradi questo denso fastidio del vegetare. Poiché (almeno io così sento) quando si è passata la giovinezza in ozio involontario, sopraggiunge un tedio che somiglia al rimorso, e produce sgomento. Gli studj sono l'unica pace agli animi travagliati: oh beato te, che puoi goderti questa pace sapiente, mentre io sono costretto a faticosamente inasinire.
Credo, che tu sii sempre amicissimo del nostro Bista, l'un di que' pochi che man­tengono onorato il nome italiano. Gli ho scritto. Se lo vedi, ricordagli di rispondermi ed abbraccialo mille volte per me. Oltre alle altre tragedie, alle quali egli attende, io mi aspetto bellissima dover essere la Storia, che ha quasi condotta a termine, della Gasa imperiale di Svevia, subbietto alto, e ricco, e degno veramente che un Italiano non lasciasse tutta a' forestieri la lode del trattarlo.
La mia famiglia ti saluta caramente. Mille cose a Pietro Odaldi, a Jozzelli, a Franchini, a Contrucci*) ed agli altri che di me si ricordano. A tua madre poi i miei più. rispettosi saluti. Ed abbracciandoti mi raffermo
Il tuo Amico Alessandro Poerio.
P. S. Platon è in Sicilia: fu in Napoli, ed ho inteso parlar di lui, ma non mi ha recato tue lettere.
LXXXTV.
Napoli a' 5 Aprile 1836. Carissimo Niccolò Strada Atri n 25
Da parecchi mesi non ho tue lettere, né nuove. Ancorché non corresse fra noi tale amicizia da non potervi entrar sospetto di freddezza, mi rassicurerebbe l'esperienza che ho di questi tuoi lunghissimi silenzj. Dimmi dunque e del tempo durante il quale ti sei taciuto, e di quello in cui mi scriverai, e come stai di corpo, e d'animo, e che pen­sieri ri girano per il capo. Vorrei pure, che tu ti movessi un poco dalle tue campestri delizie, e venissi in qua. Io meno vita quale può menarsi da me in questa serenità di Cielo ed amenità di luoghi sotto il Sole partenopeo, del quale comincio ad essere un po' stufo. In quanto allo occupazioni sappi, ohe ho smesso di fare il Segretario della Banca, in cui facendo abnegazione d'intelletto, era pur durato a stare nove mesi, ed ora mi tocca far l'Avvocato, al che mi vado preparando col ripigliare i miei varj e
1) Su Pietro Odaldi, Jacopo Jozzelli, Pietro Contrucci, vedi F. MARTINI, EpÌ8to~ Jorio del Giusti, voi. IV, appendice XV. Sa Francesco Franchini, ivi, voi. I, p. 227; e, ora, Q SANTOLI, Un capitolo di Storia, cifc,, p. 12, n. 3.