Rassegna storica del Risorgimento
POERIO ALESSANDRO ; MONTANELLI GIUSEPPE
anno
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1943
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pagina
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231
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Alessandro Pocrio e Giuseppe Montanelli 231
creazione, sempre bella sempre nuova sempre razionale: inteso bene che non hai ad illustrare la colonna, che non è mica laTraiana, od Antonina, ma rialzamento della medesima deve darti occasione di nuove fantasie ed invenzioni. Non ha rifiutato alcuno e tu non vorrai essere il primo. - Potrai ricordare gli studi fatti nella mia Villa, i) e il fremito dell'anima nostra al suono del cannone di Luglio che annunziava gloria" e redenzione, e non fu che un eco di Boria.2) Addio, caro Alessandro, ho saputo le tue sventure ed ho pianto per te
Il tuo Niccolò.
Di mano del Pocrio: Rispostogli a* 22 Giugno 1844 mandandogli le ottave scritte a sua richiesta.
LXXXLX.
(Grande litografia] Villo Faccini)
30 Giugno 1844.
Rispondo subito al tuo desiderio. Ho gradito i versi perchè bellissimi, e perchè pieni di quelle memorie che il mio cuore ha ritenute sempre come le più dolci, e le più affettuose. Ho ricevuto l'altre poesie che hanno fatto l'ammirazione di tutti in Toscana. E gradirò molto gli altri sommi che tu conti, che qua sono ignorati: miseria dei nostri tempi: conosciamo meglio i forestieri che i nostri. Fra alcune settimane ti dirò i soggetti che restano, ed avrò un nuovo segno di gentilezza partenopea. Per tua regola ti dico che coro sarà il gran Vico, al quale sorge una colonna con busto di pietra. Godo che Carlo sia entrato in convalescenza, saluto la Sorella e la Mamma, e dammi le nuove della guarigione di Carlo.
Addio. Il tuo vecchio e ditirambico Niccolò,
*) E il poeta cosi rievocò quiei giorni:
È questo il loco ov'io ai cara parte
Passai di desiosa giovinezza
Ove più vissi? Ove Natura ed Arte
Più mi stili aro in sen di lor dolcezza,
E intera sorse dalle forme sparte,
E l'invocata vagheggiai bellezza?
Son queste l'ombre a cui fidai del canto
L'audace speme e della vita il pianto?
A me incontro si fanno amiche e pronte Le sembianze del loco, ovunque io miro. Qua salda torre di merlata fronte Là d'agili colonne ordine e giro; Ecco l'ampio palagio, il nobil ponte, E, più soavi al memore desilo, Il verde labcrinto, e lieto e vago Dell'iBoletta e delle sponde, il lago.
Oh quanto poi che fei di qua partita Sostenni del furor d'avversa sorte ! E sanguinante ancora è la ferita Del fiero colpo che patii da morte* Pur non so qual dolcezza qui m'invita Cui dell'alma non so chiuder le porte: Qui per la prima volta il suo dolore Sente alleggiar senza rimorso il core.
2) L'avvento di Luigi Filippo sul trono di Frauda,