Rassegna storica del Risorgimento

ROMA ; MUSEI ; GARIBALDI GIUSEPPE
anno <1943>   pagina <235>
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I fondi archivistici del Museo Centrale del Risorgimento 235
comunica l'ordine sovrano di assumere a Como il diretto comando dei Volontari. Col Re Garibaldi rimase in corrispondenza attraverso Verasis di Castiglione ed il cor­riere particolare, che fin dal 12 giugno era a sua disposizione con questo preciso com­pito, e U Re m'incarica di dirle che osservando il morale delle truppe al seguito della giornata del 24 nutre più che mai fiducia che si compiranno i destini d'Italia. Intanto il Re le lascia piena libertà di azione sia in Valtellina, che ora si crede occupata da un corpo Tedesco, sia verso il Tirolo, solo S. M. le raccomanda di agire momentanea­mente con molta cautela onde non farsi tagliare dagli Austriaci, mentre il Re seguendo una nuova base di operazione concentra per ora le truppe che erano sul Mincio sul-l'Oglio e da qui a pochi giorni, riordinato il 1 Corpo d'Armata, riprenderà le ostilità che saranno spinte a tutta possa. Erano questi gli ordini trasmessi dal Verasis il 28 giugno, cosi come il 10 luglio scriveva: Il Re Le raccomanda di procurare d'awan-zarsi il più presto possibile nel Tirolo Italiano mentre è di somma necessità che questa parte di territorio sia occupata dai Reggimenti volontari. A Trento pensava anche Giacomo Medici, quando, comunicando a Garibaldi i suoi movimenti, finiva: Sarù uno dei più bei giorni della mia vita quello del nostro incontro a Trento (24 giugno 1866). Ma il 26, Garibaldi aveva scritto a Lamarmora Gli ordini suoi saranno puntualmente eseguiti. Io sospenderò le operazioni nel Tirolo e concentrerò quanto mi sia possibile di forze sul triangolo: Salò Desenzano e Brescia.
D'altro lato anche Ricasoli si rivolgeva a Garibaldi : prima il 12 giugno, per averne aiuto nella repressione degli atti di insubordinazione di Brescia e, ancora, il 17 agosto chiedendo collaborazione nel difficile momento. Belle lettere che si accoppiano a quella del 10 marzo 1867, sempre su argomenti di politica interna. Ritornando al 1866, ricor­diamo che Luigi Kossuth chiedeva il 23 maggio se il Generale intendesse occuparsi della questione ungherese e, in caso affermativo, lo pregava di concedergli un abboccamento.
Della campagna dell'Agro romano, abbiamo di notevole solo una relazione di Vin­cenzo Giordano Orsini, che riferisce sulla presa di Zagarolo, mentre più vasto è il materiale per la guerra di Francia nel 18701871. Dalle lettere di Leon Gambetta del 9 e del 13 ottobre 1870 (nomina a comandante della zona dei Vosgi), del 12 feb­braio 1871, passiamo a documenti militari che riguardano, però, specialmente il reg­gimento comandato da Ricciotti Garibaldi, cosi come del suo archivio sono i ritagli di giornale uniti a queste carte, che si riferiscono alle manifestazioni commemorative della campagna.
Si chiude cosi la vita militare di Giuseppe Garibaldi. Il problema che più lo inte­ressò, negli ultimi anni della sua vita, fu quello della sistemazione del Tevere e, fra il 1875 e il 1876, molte sono le carte, le lettere (specie di Alfredo Baccarini, Silvio Spaventa, Filopanti), i progetti, che sono conservati nell'archivio, insieme alla relazione di pugno di Garibaldi stesso.
Non è difficile a priori immaginare quali possano essere i corrispondenti di Gari­baldi, che comprendono patrioti illustri, umili reduci, popolani, italiani e stranieri. Diamo un elenco dei maggiori, con le date estreme del carteggio. Antonio Mordini (1862-64), Francesco Caspi (1862-70), Francesco Cucchi (1861-64), Gustavo Frigyesi (186170), Francesco Domenico Guerrazzi (1862-67), Luigi La Porta (1863), Giuseppe Lazzaro (1863), Giorgio Asproni (1862-70), Luigi Castellazzo (1876), Gioacchino Paterno Castello (1863-64), Raffaele Conforti (1874), Agostino Dopretis (1875-76); Giuseppe Dolfi (1866), Federico Scismit Doda (1876), Nicola Fobrizi (1860-70), Save­rio FriBcia (186264), Adriano Lemmi (1863-64), Pasquale Stanislao Mancini (186376),