Rassegna storica del Risorgimento
DONADIO ANTONIO ; FERDINANDO II RE DELLE DUE SICILIE
anno
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1943
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pagina
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238
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238 Giambattista Gifuni
Ma non è nelle nostre intenzioni commentare la petizione da noi rinvenuta nello studio legale Gifuni, premendoci soltanto riprodurne qui integralmente il testo che abbiamo motivo di credere inedito.
GIAMBATTISTA GIFUNI
H Popolo al suo Re costituzionale.
Sire,
Una trista esperienza ci ha pur troppo insegnato esser due le vere cause delle rivoluzioni: il dispotismo, cioè, e la debolezza dei Governi.
Quando un popolo viene ridotto alla condizione di schiavo, quando gli vien tolto ogni speranza di futuro miglioramento, esso antepone la morte ad una vita di cordoglio e di umiliazione, e riunendo Vestreme sue forze per abbattere il Governo che Vopprime, o diviene sua vittima, o ritorna libero. Da ciò è nata la nostra rivoluzione poco fa avvenuta. Ma sventuratamente la debolezza dell'attuale Governo farà succedere la seconda, e questa debolezza tanto più efficace si rende inquantocchè essa deriva non già da una soverchia condì' scendenza agli attuali principii, ma da una certa noncuranza, dirò quasi da una certa titubanza del Governo stesso che, memore ancora del suo passato dispotico potere, non ha la forza di dichiararsi apertamente zelante sostenitore delle nuove riforme; e quei pochi liberali che sono alla sua testa, incerti a qual partito appigliarsi, contradetti sempre dai loro avversari, ora si fan protettori delle vecchie massime, ora si ricordano, come in sogno, de* loro antichi compagni di sventura, *) senza mai adottare difinitive, ed energiche risoluzioni, tendenti a stabilir con fermezza le basi costituzionali; ed in tale incertezza gli affari vanno di male in peggio, cosicché le vere persone oneste e coraggiose, che potrebbero con vigore regolare le redini dello Stato, non osano comparire onde non sentirsi gridare addosso di essersi mostrate per desio di avere impieghi. La Patria intanto è neWestremo pericolo, e nùui la soccorre.
Sire: udite una volta il linguaggio della verità. Io san certo che Voi non ancora abbiate inteso il parlar fianco e generoso di un uomo che, a costo di cadere nella Vostra disgrazia, vi abbia messo sottocchio i pericoli dai quali, or più che mai, è minacciato il Vostro Trono, e la Nazione intera.
Sire: Voi foste tradito dal Ministero passato; 2) siete ingannato dall'attuale, e tutto ridonderà a Vostro, e a danno del nostro sventurato paese. Non vi fece conoscere il primo
1) Evidente allusione a F. P. Bozzelli, che nel 1844, capo del partito liberale, fu imprigionato insieme a Mariano d'Ayala e Carlo Poerio.
2) Il Ministero presieduto dal Marchese di Pietracatella, Giuseppe Ceva-Grimaldi Pisanelli (1776-1862), uomo di mani nette, di sapere poco, storto e gesuitico, d'indole fiera, amico della tirannide più che del tiranno, come dice il Settembrini nella Protesta del popolo delle Due Sicilie,
Il Pietracatella, economista e autore, tra altro, di un'opera sui lavori pubblici nel Regno di Napoli (v. voi. I delle Opere di Giuseppe Cova-Grimaldi, Napoli, Stamperia Reale, 1847), fa presidente dei ministri dal 1831 al 1848. Invitato dal Re a preparare, nella sera del 27 gennaio 1848, un proclama al popolo con l'annuncio della Costituzione, vi si rifiutò coerente al ano passato politico e preferì dimettersi.
Ne, più tardi, volle aderire alla rivoluzione del 1860, rinunziando anche la pensione e U grado di socio dell'Accademia delle Scienze di Napoli. (Cfr. CANTÙ, Della indipendenza italiana, Torino, Utet, 1873, voi. II, p. 466).
È da notare che nella Lettera di Carlo III di Borbone a Ferdinando II (1851) che si deve considerare continuazione e compimento della Protestali (TORRACA) - Luigi