Rassegna storica del Risorgimento
DONADIO ANTONIO ; FERDINANDO II RE DELLE DUE SICILIE
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1943
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pagina
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239
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Una petizione a Ferdinando II di Borbone 239
che la Nazione intera era stanca di soffrire il dispotismo di una masnada di empii che dilapidavano le sue sostanze, succhiavano il sangue dalle sue vene, attentavano al suo onore. Non vi disse che tutto il Vostro popolo, senza eccezione di classi, voleva riforme, e gara mie, che la rivoluzione in fine era di già avvenuta nella pubblica opinione, e che era stoltezza il reprìmerla: noi vi persuase invece che pochi rivoltosi (così appellavano la gente desiderosa di libertà) tentavano sovvertire l'ordine pubblico, per disperdere i quali bastavano pochi di Vostri soldati. Voi prestaste fede a questi detti fallaci, a questi vili consigli; corcaste reprimere con la forza le dimostrazioni de' prodi di Cosenza, e di Reggio; ma quale ne fu il risultato? Molto sangue innocente si sparse: molte famiglie si distrussero: lo straniero inorridì al fiero spettacolo, ma crebbe l'odio contro gli oppressori. Quello che fu tentativo, divenne febbre, delirio: gli animi vieppiù si decisero, e se pria non altro chiedevasi che riforma, si volle poi una costituzione formalmente garantita; e la Costituzione venne, e Voi la giuraste. I Siciliani mandavano un cartello di sfida. Se pel giorno 12 (essi scrivevano) non accorderete le chieste riforme, noi insorgeremo. Vira nostra sarà tremenda come Vira di Dio.l) Quale fu la risposta? Le guerre s'intimano, non le rivoluzioni. Si spedirono truppe napoletane per abbatterli: si sanzionò che i fra felli avessero potuto scannare i fratelli, ed intanto le minacce dei prodi si sono veri' ficate, e dopo immenso sangue inutilmente sparso, la 'Sicilia è ormai da noi divisa, e forse lo sarà per sempre.
Ecco quanto opro contro Voi, contro i Vostri sudditi fedeli, il passato Ministero; e peggio sta facendo il Ministero attuale colla sua freddezza, con la sua noncuranza, e dirò quasi con la sua inespertezza. Esso ha perduto il prestigio del potere perchè non mostra energia nelle sue risoluzioni né fermezza nelV eseguirle. Il Governo-non ha più forza morale; i disturbatori dell'ordine pubblico si fanno di giorno in giorno più audaci, e non vi sarà chi più possa frenarli. Per colpa del Ministero soltanto, la Nazione pare che in certo modo diffidi di Voi perchè realmente in Voi non ritrova, come sperava, uno zelante sostenitore delle novelle istituzioni. Ed in tal orrìbile stato, d'incertezza per parte Vostra, di debolezza per parte del Ministero, di diffidenza per parte della Nazione, la quale teme di tutti, perchè da tutti è stata sempre ingannata, che dobbiamo noi aspettare? Una rivoluzione novella ci minaccia: rivoluzione che l'esempio di Francia rende certa e vicina, rivoluzione le cui tristissime conseguenze sono tali da non potersi prevedere a qual punto sarà ridotto il Trono, la Patria, la Religione,
Ah! Sire: tutta da Voi dipende la sicurezza dello Stato, e la Vostra. Mettete a profitto le voci fatidiche dell' Italiano Profeta: Se Luigi Filippo avesse imitata la sapienza di Carlo Alberto, egli sederebbe ancora nel suo palazzo.2) Si: mettetevi alla testa della Nazione: partorì da Voi il consiglio, il coraggio, l'energia di cui abbiamo d'uopo; che il popolo vi vegga sollecitamente provvedere alla sua sicurezza, a* suoi bisogni, che ammiri in Voi il sostenitore della libertà, il difensore di coloro che la promulgarono, il propagatore dei sentimenti che debbon formare dell*Italia tutta una sola Nazione, e i Vostri sudditi
Settembrini giudica con più equanimità la condotta del vecchio e fedele Ministro, citando a titolo di lode una franca e savia relazione presentata da quest'ultimo al Re prima del 1848 e rimasta, purtroppo inascoltata. (Cfr. SETTEMBBIW, Scrìtti inediti* a cura di Francesco Tonaca, Napoli, Società commerciale libraria, 1909, pp. 203-209).
i) È noto che la rivoluzione palermitana del 12-27 gennaio 1848 fu preannunciata con xm invito alla rivolta diffuso il 9 gennaio in Palermo e nelle province e redatto da Francesco Bagnasco. (Cfr. Nuco, Gli ultimi trentasei anni del Reame di Napoli, 182é-1860, voi. IL pp, 99-100, Napoli, 1896).
2) Superfluo avvertire che Vitaliano Profeta era Vincenzo Gioberti.