Rassegna storica del Risorgimento
DONADIO ANTONIO ; FERDINANDO II RE DELLE DUE SICILIE
anno
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1943
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pagina
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240
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24>0 Giambattista Gifuni
spargeranno tutto il loro sangue per sostener Voi, per sostener la discendenza Vostra: il Vostro trono si stabilirà sempreppiù sopra solide basi, e Voi diverrete il capo di un popolo Ubero, e coraggioso, e forse Voi sarete salutato uno de* più forti sostegni della libertà di tutta Italia.
Ma, Sire: Voi dovete agire: Voi dovete dare il primo impulso alla novella macchina: aa Voi la Nazione aspetta il castigo degli empii che la dilaniarono, il premio ai buoni, il soccorso ai miseri. Voi dovete sollecitamente provvedere alla nostra interna sicurezza: grazie al Cielo abhiam veduta finalmente uscire alla luce la legge sulla formazione della guardia Nazionale, che sefusse uscita un mese fa non farebbe star la patria in pericolo, ma Voi dovete ancora annientare quella polizia che ci ha insultati, rubati, e sfacciatamente traditi; e che forse macchina e ordisce controrivoluzioni, e stabilirne un'altra di gente virtuosa, e zelante che badi a prevenire il delitto, e non già a promuoverlo colla speranza di un lucro disonesto ed infame: Voi dovete riformare la gendarmerìa, quella milizia depravata che, novelli Giannizzeri, servivano (sic) di forza immorale ad appagare e sostenere le nefandezze de* loro capi, e che anche oggi ci minaccia, ed insulta, e spera di risorgere un giorno più fiera per vendicare il suo avvilimento. È Vostro il dovere di creare una magistratura novella la quale abbia per guida la Legge e la Religione, e non già il capriccio, la simpatia, il danaro, l'impegno. Voi dovete insinuare ai Vescovi che dessi sono i regolatori delle coscienze, e non già gl'inquisitori, e le spie della polizia; agl'Intendenti che debbono essere gli amici dei popoli, e non già i pascià delle Provincie. Voi infine dovete far prosperare lo Stato animando i pubblici lavori in sostegno delle classi infelici, la cui disperazione è tale che proromperanno in eccessi inauditi se prontamente non si accorre a dar loro un pane, che invano chieggono, e che loro viene barbaramente negato: Voi dovete incoraggiare l'agricoltura avvilita in modo che il povero colono possa almeno nel dì festivo mangiarsi un pollo, e non satollarsi di erbe, e senza poter soddisfare neanco il proprietario del fondo, il quale poi è costretto a vendersi il letto per pagare il dazio imposto su quel fondo medesimo che niente ha reso.
Così operando, o Sire, Voi sarete benedetto da' Vostri popoli, essi saranno ciecamente ubbidienti ad ogni Vostro volere né trascorreranno in eccessi che apporteranno mali serissimi, e che Voi non potrete riparare. Accorrete, dunque, o Sire; non fate che il popolo Vostro, vedendosi lusingato delle frequenti promesse, giammai verificate, dia il tristo esempio di adoperar la forza per ottenere quello che domandava colle preghiere, forza che Voi non potrete reprimere, e che se 'l tentaste, sarebbe il segnale di estrema mina. Non fate che si rinnovelli la triste scena- de* Gesuiti; ') scena la quale non avrebbe certamente avuto luogo, se Voi, facendovi interprete deWunivcrsal desio, aveste a tempo licenziati quei religiosi evitando così di far vieppiù rilucere la debolezza del Governo, che non ha avuto la forza d'impedire un tanto disordine. Non indugiate un momento solo a punire gli scellerati, od almeno ad allontanarli dal luogo in cui commisero tante ingiustizie, e tanti delitti, per
U Cioè la clamorosa espulsione dei Gesuiti da Napoli (10-13 marzo 1848), che il Donadio commenta allo stesso modo del Massari, il cui libro però è posteriore alla petizione Donadio (vedi: / casi di Napoli, ed. cit., pp. 7679). La proposta di mandar via x Gesuiti da Napoli fa fatta in Consiglio dei ministri da Aurelio Saliceti, ma non ebbe fortuna. D Saliceti aveva suggerito dovesse il Governo assumere l'iniziativa di quella espulsione, e ciò pr togliere ogni cagione di disordini e di tumulti. Non seguito dai suoi colleghi di gabinetto, accadde poi che questi fossero costretti a concedere al tumulto ciò che avevano negato ai suggerimenti del buon senso e del politico accorgimento. (Cfr. al riguardo anche* PALADINO, // quindici maggio del 1848 in Napoli, Milano, Albrighi, Segati e C, 1920, pp. 20-27).