Rassegna storica del Risorgimento

DONADIO ANTONIO ; FERDINANDO II RE DELLE DUE SICILIE
anno <1943>   pagina <242>
immagine non disponibile

242 Giambattista Gifuni
allo straniero il poco danaro che gii resta, I Monaci nuotano intanto nell'abbondanza, e gli uomini onesti, i padri di famiglia non hanno un pane per satollar la fame de* loro figli languenti.
Fate dunque che anche i Monaci si rendano benemeriti della Patria: che anch'essi facciano qualche sagrifizio in suo favore, e vedrete che i Monaci saranno rispettati ed amali, aie essi insieme co* veri figli della Patria si avvezzeranno a difendere e sostenere il paese che si alimenta, se non cól sagrifizio della propria vita, almeno cóW apprestargli i mezzi neces­sari per far fronte alle ingenti spese. Una legge adunque sanzioni che i beni dei religiosi ritornino allo Stato, il quale dovrà pensare al loro mantenimento con un mensile modesto assegnamento atto a conservare gli ordini senza farli decadere per soverchia opulenza. Si vendano questi beni ai cittadini: il danaro dei particolari si metterà in traffico: il commercio interno si animerà : gli artisti avran da lavorare, gli ordini religiosi si saran mantenuti, almeno finché le Camere non decidono diversamente, gli adii contro i Monaci saran spenti la Nazione non farà debiti, e si otterrà lo scopo.di contentar tutti senza produrre male ad alcuno. Fu questa legge a un dipresso che salvò la Francia dalla miseria, e dall'anarchia allorché Napoleone fu creato Console.
Ma la Nazione vuole che i suoi figli vengano istruiti, ed apprendano a formare Ut-mente ed il cuore olle attuali benefiche istituzioni. Quindi la necessità di avere tra i membri della pubblica istruzione uomini onesti e liberali, sacerdoti integerrimi, e veramente Beli giosi seguaci, e fautori dei santi principii dell'immortai Pio Nono. Quindi il dovere di crear questi novelli martiri della libertà che soffrirono i pia orribili travagli per predi-caria, capi e direttori d'Istituti: il dovere di affidar loro la istruzione di quei giovanetti che poco fa andavano a succhiare dai Gesuiti le massime del più fino egoismo. Da quelle cattedre stesse, dalle quali si predicava la scienza del dispotismo, dovranno udirsi paróle di vera e pura Religione, di amor fraterno, di santa libertà, e tali che sian capaci a sradi­care dal cuore di tante tenere piante gli errori, i pregiudizii, le false massime per farle crescere rigogliose, onde la Patria nostra possa riposare all'ombra di esse libera e tranquilla. E con ciò tanti genitori si persuaderanno anch'essi che anche senza i Gesuiti non mancherà ai loro figli quella educazione santa e virtuosa che dovrà renderli il sostegno- della propria famiglia, e della Patria.
' Sire: un'altra gravissima circostanza esiste che tende a dividere gli animi, a perpe­tuare gli odii, a danno dei buoni cittadini, e della gente onesta. La massa di sventurati e generosi uomini che tutto sagrificò alla patria, e che ora languisce nella miseria, potrà mirare placidamente che i suoi oppressori seguitino a godere quegVimpieghi lucrosi, quelle ster­minate fortune acquistate per via d'intrighi, e di delitti? Dunque fu regolare nel 1820 mandare alla mendicità e alla fame tanti infelici, ed onesti impiegati, non di altro rei che di un pensiero, e dovrà oggi la costituzione perdonare questi empii, e farli seguitare a godere il pane tolto a tanti sventurati? No: la costituzione no 'l può. Non si può essere misericor­dioso a danno della giustizia, e nei governi liberi é la giustizia che deve trionfare. Giù dunque gl'impiegati ladri, disonesti, intriganti, immorali: essi non meritano misericordia: il loro posto esser debbo occupato dagli uomini onesti che han sofferto finora la miseria. Infame, l'oltraggio di tanti vili che li ridussero alla disperazione. Né si parli di coloro. Che riman­gano gl'impiegati onesti: il pensiero non si castiga. La Nazione vuol gente dabbene, e se tra coloro che affettano liberali sentimenti vi sono uomini senza virtù, che cedano pria degli altri il posto malamente occupato*
Ma, anche traviati, può la Patria condannare alla miseria coloro che pur son suoi figli? No: ipopoli liberi non soffrono questo scandalo, anche i tristi son figli della stessa madre, ed hanno diritto alla vita: abbian dunque costoro onde sussistere, ed imparino a