Rassegna storica del Risorgimento
DONADIO ANTONIO ; FERDINANDO II RE DELLE DUE SICILIE
anno
<
1943
>
pagina
<
243
>
Una petizione a Ferdinando II di Borbone 243
rispettare, e ad amare quelli che finora hanno villanamente oltraggiati, scacciati, avviliti. Lo Stato però non può esser caricato di maggior peso. Ebbene una giusta diminuzione di soldi, e particolarmente di quelli degli alti impiegati, serva ad alimentar questa classe* Non è giusto che un Consigliere di Stato, un Ministro abbia 6000 ducati Vanno, e una quantità d'infelici desideri il pane: che questi soldi si livellino al numera degl'impiegati, e dei pensionisti: tutti, il ripeto, hanno diritto alla vita. Né si dica che il soldo sia necessario alla rappresentanza: nei governi liberi la rappresentanza consiste nello sfoggio delle virtù cittadine, e non già negli addobbati appartamenti, e nei magnifici treni, e meriterà sempre la stima universale quel Ministro che non va al baciamano per mancanza di carrozza, che Vorgoglioso Consigliere il quale si faccia trascinare da sei cavalli.
Sire: ecco ciò che desidera il popolo, desiderano i buoni cittadini: io non mi stancherò di ripeterlo: vogliono ravvisare in Voi il zelante sostenitore della libertà costituzionale: vogliono non essere più insultati dalla passata dispotica Polizia, e dall'orgoglio dei gendarmi: bramano vedere alla testa del governo i veri liberali de' cui sentimenti posson essere sicuri: la pubblica istruzione animata: animati i lavori pubblici a prò de' poveri artisti: allontanati gl'impiegati immorali: diminuiti i soldi e particolarmente le forti rendite de' Vescovi che servono ad arricchire le proprie miserabili famiglie: desiderano che vivano gl'infelici i quali sono stati finora attraversati in ogni più onorata carriera: i Monaci concorran cogli altri cittadini al bene della patria, e contenti di una vita modica e religiosa offrano le loro ricchezze a prò* dello Stato, onde non contrattare debiti novelli che compi' ranno la nostra distruzione. Sì: queste sono le preghiere del popolo napoletano: accoglietele, o Sire, ed il Vostro nome sarà eterno nella storia come quello di Tito, e di Marco Aurelio, e la Vostra discendenza sarà riverita ed eternamente desiderata nel nostro paese; chi, se qualche maligno potesse persuadervi in contrario, ricordatevi le parole di Vincenzo Gioberti: Se Luigi Filippo avesse imitata la sapienza di Carlo Alberto, egli sarebbe ancora nel
suo palazzo.
ANTONIO DONADIO
N. B. - Questa è stata presentata al Re da una Commissione spedita dal Comitato generale di Napoli.1)
l) Quest'avvertenza si legge a pie* della petizione Donadio (di recente da noi donata alla Biblioteca civica Buggero Bonghi di Lucerà), ed è di pugno dell'aw. Niccolo Gì funi (1818-1899), come del testo la copia di essa petizione. Il Gitimi filtrai difensori degli affiliati alla Propaganda luccrina, filiazione difetta della Giovine Italia mazziniana. (Vedi: E. POWTTEHI, I fatti lucermi del 1848, 2 ed., Foggia, Studio editoriale Danno, 1941. p. 22).