Rassegna storica del Risorgimento
BERGHINI PASQUALE ; SARDEGNA (REGNO DI) ; GIOBERTI VINCENZO
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1943
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pagina
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244
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244 Guido Quasza
INTORNO ALLA POLITICA GIOBERTIANA E ALLA MISSIONE BERGHINI
Tra le figure più studiate del nostro Risorgimento è sènza dubbio quella di Vincenzo Gioberti. L'analisi del pensiero politico dell'autore del Primato, che tanta influenza esercitò sullo svolgersi delle vicende italiane sfociate nel Quarantotto, e le ricerche sulla evoluzione e sulle conseguenze pratiche di esso hanno avuto moltissimi cultori: italiani e stranieri, dilettanti e storici di professione, ricercatori eruditi e ricostaruttori vivaci ed eleganti, menti fornite di vivo e solido senso storico e intelletti portati alla speculazione filosofica o in genere teorica. Già l'ampio saggio di bibliografia giobertiana composto dal Bruers offrì, fin dal 1924, una prova dell'interesse suscitato dai problemi concernenti il filosofo e statista torinese e presentò un quadro schematico della grandissima quantità e varietà di pubblicazioni su di essi, lira queste spiccavano allora ilavori del Massari, del Momigliano, del Solmi, del Piccoli, del Gentile e, più importante di tutte, l'opera dell'Anzilotti, la quale mirava a dare una ricostruzione generale del pensiero e dell'azione del Gioberti, cogliendone gli intimi nessi e innestandola nel movimento generale della coscienza politica nazionale e nella lotta per l'indipendenza e l'unione della penisola. Dopo il 1924, molti altri si accinsero ad elaborare studi sull'argomento. Gli uni posero in luce documenti, lettere, testimonianze varie delle idee e dell'azione dell'abate piemontese, e tra questi il Balsamo-Crivelli, il Gentile, il Men-ghini, il Colombo, il Madaro, il Gian, il Passamonti, il Movawski, il De Rubertis, ecc.; gli altri, seguendo correnti storiografiche forse più diffuse, oppure obbedendo a interessi diversi, si occuparono di esaminare criticamente le teorie giobertiane e la loro attuazione pratica con sguardi di sintesi, con orizzonti dai contorni meno precisi, ma più ampii. Tra questi, oltre al Saitta, al Rinaldi, al Salvatorelli, al Monti, ecc., sono notevoli il Vecchietti, che mise in evidenza i tre momenti dell'evoluzione giobertiana, e l'Omodeo, che recentemente pubblicò, riesumando articoli già stampati, una rapida visione della personalità del Gioberti. Il saggio dell'Omodeo sostiene la tesi opposta a quella dell'Anzilotti: quanto questo inclinava a valutare benevolmente il Gioberti e a cercarne l'essenziale coerenza degli atteggiamenti, tanto quello tende ad acuirne, spesso forse con eccessiva acredine, i contrasti e le contraddizioni. Questa tendenza a svalutare l'importanza e l'opera del Gioberti non investe solo la di lui teorica politica e la valutazione del mito neoguelfo in rapporto con la formazione dell'opinione nazionale italiana, ma anche l'attività governativa dell'abate durante il suo secondo Ministero, dal 15 dicembre 1848 al 20 febbraio. 1849.
Questo periodo ministeriale è di particolare interesse, in quanto fu la prova del Gioberti come uomo politico, come realizzatore. In esso si può cogliere l'attività del filosofo torinese nella sintesi del momento speculativo col momento pratico. Egli, infatti, tentò di informare al proprio pensiero la realtà contingente, ma, nello sforzo di trascinare gli eventi alle mète dalla sua mente vagheggiate ne subì l'inevitabile influsso. La constatazione di questo interesse rende più strana la mancanza di un lavoro organico e, nei limiti del possibile, esauriente, sulle direttive e le mire politiche del Gioberti. Manca a tutt'oggi un'opera che risponda veramente a questi requisiti, essendo ignota o malnota molta parte del carteggio diplomatico di quel periodo. Infatti le pubblicazioni* che sopra ho citate, o sommergono l'azione politica del Ministro nella storia generale dell'uomo, senza sviscerarne gli aspetti particolari e concreti, o invece si limitano a chiarirne alcuni quesiti parziali. Tra le prime occupano anche qui le posizioni