Rassegna storica del Risorgimento
BERGHINI PASQUALE ; SARDEGNA (REGNO DI) ; GIOBERTI VINCENZO
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1943
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245
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Intorno alla politica gioberUana e alla missione Berghini 245
estreme per tacer d'altri, quelle deU'Anzilotiil) e delTOmodeo.2) H primo mette in rilievo la continuità eia coerenza fra le teorie del Primato e i tentativi del Ministro, affermando che egli mirava a fare del Piemonte l'ordinatore delle cose italiane, il restaura tore ri ella legai ita. a condurre, insomma, per adottare l'espressione del l'Anzilotti stesso, una politica italiana con mezzi piemontesi. Il secondo ne critica invece le incertezze nel maneggio del potere, i pregiudizi astratti, Io schematismo teorico, il dispotismo personale, sostenendo ch'egli tese esclusivamente ad imporre l'egemonia piemontese sulla Penisola, e insistendo, anche troppo, sul municipalismo dell'attività giober-tiana. In posizione intermedia si pose il Morawski,3) pesando meriti e difetti e interpretando il programma dello statista piemontese come uno sforzo supremo teso a salvare 1 idea della federazione, basata sulle monarchie esistenti e sul patrocinio della Santa Sede.
Nell'altra categoria, di acuti e sottili analizzatori di questioni particolari, si può collocare ora, accanto ai menzionati Balsamo-Crivelli, Gentile, Menghini, Gian, Pas-samonti. Colombo, Madaro, De Rubertìs, ecc., il Lupo Gentile, col suo recente articolo su La missione diplomatica di Pasquale Berghini presso i Governi di Firenze e Roma nel 1849. Dallo studio accurato di questa ambasceria risulta anche un notevole chiarimento dei fini dell'autore del Primato e dei mezzi di cui si servì; inoltre se ne possono trarre elementi utili a una valutazione generale della sua politica. È noto, infatti, che il programma del suo Governo aveva, per la politica estera, uno scopo principale: il patrocinio della nazionalità italiana, fondato a sua volta sui due cardini dell'indipendenza e dell'unione della penisola. Per quest'ultimo scopo, il Gioberti si adoperò attivamente ad ottenere il riconoscimento della Costituente federativa dai Governi diFirenze e * di Roma, servendosi dell'opera del Rosellina) e del Deferrari. A conseguire invece il pri -mo une, si sforzò di conciliare Pio IX con Roma, inviando a Gaeta, prima, il Riccardi e il Montezemolo,5) poi, il Martini. <0 Nell'intento pure di stornare dall'Italia il pericolo di un intervento straniero, vagheggiò il disegno tanto famoso e tanto discusso di agire con le armi piemontesi in Toscana e nello Stato Romano, sperando così di prevenire un intro missione delle Potenze europee, pericolosissima per la indipendenza della penisola, e nel contempo di rafforzare il prestigio morale e la forza materiale del Regno sardo. Ciò avrebbe servito anche per l'eventualità d'una ripresa della guerra contro l'Austria'.
A tale incarico destinò, il 26 dicembre del '48, il sarzanese Pasquale Berghin i. Egli doveva recarsi a Firenze e a Roma, per offrire un corpo di 10 o 12 mila piemontesi da mandare in quegli Stati come presidio e aiuto. U Lupo Gentile esamina appunto lo svolgimento di questo compito, completando e precisando, sulla scorta di alcuni documenti tratti dall'Archivio Berghini, le notizie, che già si potevano leggere nel Farini,?)
i) Gioberti, Firenze 1922, pp. 306-343.
2} V.G. e la sua evoluzione politica, Torino 1941fijnp. 84-91.
8) Il governo di Gioberti, in Rass. Stor. Risorga dicembre 1937, efr, pp. 1903-1904,
*) Della missione Rosellina a Firenze mi sono occupato in un saggio, che sarà prossimamente pubblicato.
s) Cfr. G. Q CAZZA, La missione Rixcardi-Montesemolo a Gaeta nel dicembre 1848-gennaio 1649, in Jlluttr. Bielkse, 1-2, 1942.
6} Ho sfruttato il carteggio Deferrari e Martini in un volume su La politica piemontese nella questione romana dalla fuga di Pio IX a Gaeta alla caduta della repubblica, di prossima pubblicazione nella Collana Minturnese,
") Lo Stato romano dall'anno 1815 all'attuo 1850, Torino, 1851, ìli volume, pp. 148-156.