Rassegna storica del Risorgimento
ORSINI FELICE
anno
<
1943
>
pagina
<
248
>
248
Paolo Pantaleo
UNA LETTERA INEDITA DI FELICE ORSINI
Felice Orsini, dopo l'avventurosa evasione dal Castello di Mantova 29 marzo 1856 un breve soggiorno a Genova, ove si incontrò con Berta ni. Medici ed altri p atriotì, ed a Zurigo, ove rivide il Cironi e la Emma Herwegh, che tanto cooperò alla s uà fuga, il 26 maggio sbarcava in Inghilterra e giungeva a Londra. Vide Mazzini, col quale ebbe un lungo colloquio e fu messo al corrente della situazione politica europea e delle condizioni del partito d'azione.
Avvenimenti di una decisiva importanza storica si erano maturati in Europa e in Piemonte durante la prigionia dell'Orsini durata più di un anno. Quando egli fu arrestato il 17 dicembre 1854 ad Hermandstadt, la guerra tra la Turchia, fiancheggiata dalla Francia e dall'Inghilterra alleate col trattato del 10 aprile dello stesso anno, e la Russia, era in pieno svolgimento ma senza che la vittoria accennasse ad arridere all'una o all'altra delle due parti. I successi riportati dagli alleati non erano tali da costringere la Russia a chiedere la pace.
L'Austria, sul cui intervento a proprio favore aveva calcolato lo Czar dato l'aiuto da lui prestato all'Abehurgo nel 1849 per reprimere l'insurrezione ungherese ottenuto lo sgombro delle truppe moscovite dai Principati danubiani fino alia fine della guerra, aveva assunto un atteggiamento neutrale alquanto subdolo. Col trattato del 2 dicembre 1854 essa, avuta dalla Francia la garanzia che la situazione politica in Italia sarebbe rimasta immutata, si impegnava a difendere i Principati nel caso di un ritorno offensivo dei flussi e, se la pace non fosse assicurata prima del gennaio 1855, di accordarsi colle due potenze occidentali circa i mezzi più. efficaci per*conseguirla.
Cavour, la cui politica realistica mirava ad inserire la questione italiana nei grandi problemi della diplomazia, si era immediatamente posto il problema della posizione che il Piemonte doveva assumere di fronte alla guerra d'Oriente. Intuì che la Sardegna non poteva rimanere estranea al conflitto. L'opinione pubblica eraawersa come risulta dall'atteggiamento della stampa liberale subalpina ad ogni accordo con gli alleati che implicasse rinuncia al diritto italiano, rinuncia implicita in ogni alleanza contro la Russia di cui facesse parte anche l'Austria. Le difficoltà che il Conte dovette superare furono gravi. Intanto Francia e Inghilterra premevano perchè il Piemonte entrasse in guerra non sotto specie di alleato ma di fornitore di truppe assoldate ai servizi degli inglesi e dei francesi. Cavour superò anche questo ostacolo, salvando ad un tempo la dignità dell'esercito e dello Stato. Il patto d'alleanza fu firmato la notte del 10 gennaio 1855 e il 26 fu approvato alla Camera. In quest'occasione il Conte pronunciò un dicorso che sa di profetico. I nostri interessi morali più ancora che i nostri I interessi materiali, disse, sarebbero compromessi se la Russia acquistasse la prepóne: derama nei consigli europei. È mio parere che il nostro paese, le nostre istituzioni, la nostra nazionalità, correrebbero 11 più grave pericolo. Rispondendo a certi oppositori i quali ostentavano indifferenza di fronte all'ipotesi che anche la Russia si estendesse nel Mediterraneo, dichiarava che tali sentimenti non potevano allignare nella Camera poiché, essi equivalevano all'abbandono delle nostre aspirazioni verso l'avvenire e sarebbe un rassegnarsi alle sventure da cui fu colpita l'Italia in seguito alle guerre continentali. Cavour vedeva lontano, molto lontano e parlava in nome non solo del Piemonte ma dell'Italia futura. L'invio di quindicimila uomini in Crimea e il fatto d'armi della Cernala, che fa decisivo per la resa di Sebastopoli e che copri di gloria l'esercito italiano, si imposero all'ammirazione degli alleati e dell'Europa,Il