Rassegna storica del Risorgimento

ORSINI FELICE
anno <1943>   pagina <250>
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Paolo Pantaleo
in Svizzera ed è logico supporre che, attraverso i giornali, apprendesse lo dichiara* zioni dì Cavour alla Camera e che si operasse nella sua mente, senza pur averne consa­pevolezza, un mutamento di direzione nel suo orientamento politico. Ma procediamo con ordine nell'analisi dell'interessante documento. Giunto a Londra rimase meravi­gliato nel constatare la molta unione che aveva trovato nel partito . Questa unione vuol forse essere interpretata come effetto della tesi sostenuta da Manin della neces­sità della fusione dei repubblicani e dei costituzionali in un solo unico partito, il partito nazionale? Forse. È ammissibile come i fatti successivamente dimo­strano che l'appello del Dittatore di Venezia avesse riscosso il consenso di molti italiani emigrati a Londra, i quali ponevano l'unità e l'indipendenza della patria al disopra della forma politica. L'Orsini infatti si dichiara indipendente e libero da ogni vincolo di partito: in quanto a politica mi tengo indipendente del tutto: non servo nessuno. E da individuare in questa dichiarazione il germe, in potenza, del non lon­tano ma clamoroso suo distacco da "Mariì ? Ma quel che risulta con evidenza è il suo orientamento politico verso il Piemonte, sebbene non ancora del tutto scevro da scorie romantiche e rivoluzionarie. Ma continuail mio principio è prima l'indi­pendenza della patria. Se il Piemonte incominciasse davvero la guerra io sarei con esso a battermi.
Più tardi, nell'agosto dello stesso anno, seguendo questo nuovo orientamento, che poi assumerà forme più concrete, scriveva al Panizzi, direttore del British Museum. Mi tengo indipendente da ognuno; se il Governo sardo stimasse di potersi valere del poco che io valgo in qualunque impresa per quanto audace potesse essere io sono sempre pronto... Nel dire di essere pronto a dar mano al Governo sordo non sono influen­zato che dall'amore del mio paese; e dalla convinzione che oggi, se egli vuol è il solo Governo che possa fare l'Italia Indipendente, Una e Grande: ed io mi reputerò felice se in un fatto di importanza e di gravi conseguenze per gli oppressori d'Italia, potrò adoperarmi con tutte le forze a finire anche una vita che fu per me fino ad ora passionata e melanconica . *) Quale fosse questo fatto di importanza e di gravi con­seguenze è impossibile comprendere. E da vedersi in queste parole, ancora in germe l'idea dell'attentato a Napoleone III ?
Non sappiamo, ciò che il Panizzi gli rispose. Ma il desiderio di prestare l'opera sua al Piemonte è tenace, come ne fa fede la lettera del 18S7 a Cavour: Io son pronto a dar la mono a quel Governo italiano (che non sia il papato) il quale metta a disposizione della nazionale indipendenza i suoi mezzi e la sua armata. Il Governo sardo si tolga una volta dall'incertezza, si ponga all'altezza delle circostanze abbia un po' di quell'au­dacia che distingue il genio dalla mediocrità... rammenti che oggi gì i italiani riguardano a lui, rammenti che l'opinione straniera gli è favorevole, non stia dunque nel dubbio degno solo dei codardi .2) Cavour non rispose, ma ad Emanuele d'Azeglio scriveva dopo l'attentato contro Napoleone che la lettera dell'Orsini, a cui questi aveva alluso nel suo interrogatorio era nobile ed energica e che se non gli aveva rispo­sto era perchè avrebbe dovuto rivolgergli dei complimenti ciò che non ritenne conveniente .3) La convinzione che il Piemonte avrebbe dovuto assumere la direzione della rivoluzione italiana e muovere guerra all'Austria, l'Orsini la manifestò
') ALBERTO M. GBISALBERTZ, Lettere di Felice Orsini, Roma, 1936, lett. CLXVIII, p. 206.
2) IDEM, op. cit.t lett. CLXXIL
*) Cavour e l'Inghilterra, voi. II, doc 795.