Rassegna storica del Risorgimento

ORSINI FELICE
anno <1943>   pagina <251>
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Una lettera inedita di Felice Orsini
251
pubblicamente più tardi nell'ottobre del 1857 nelle sue Memorie, convinto che il
Piemonte aveva l'appoggio dei ricchi e colti italiani e che possedeva uno dei
meglio organizsati eserciti dell'Europa, *)
Nella lettera al Medici questa convinzione non si era ancora maturata, benché già in potenza. Infatti poche righe sotto, lo scetticismo del vecchio rivoluzionario fa capolino. H tutto si ridurrà a qualche riforma: se poi si desse qualche ducato al Piemonte cesserebbero subito per parte di questo l'ardore per l'indipendenza che io
chiamo velleità'momentanea.
Due stati d'animo contradditori, come risulta da queste parole confrontate con le precedenti, si urtano nella psicologia di Orsini. Uomo di robusta intelligenza e di forte passione per la Patria, da un lato non riesce a sottrarsi all'impressione generale causata dal successo ottenuto dal Piemonte al Congresso e all'onda travolgente di spe­ranze che aveva suscitato tra i patrioti, dall'altro è la sfiducia nel Piemonte che prende il sopravvento. Ed ecco che la concezione rivoluzionaria e catastrofica, nello stesso docu­mento, irrompe e si afferma con queste parole: Venendo poi al fatto io dico che non credo che il Governo sardo possa fare una grande rivoluzione in Italia, porterebbe dell'entusiasmo in Francia, e questa se non altro per invidia di gloria, si potrebbe muovere nascerebbe allora la guerra per il principio repubblicano tutta: 1*Europa sarebbe in armi: e con Napoleone andrebbe a gambe all'aria anche il piccolo Governo piemontese. L'Orsini che, come ho detto più sopra, va maturando nell'animo il distacco da Mazzini, subisce però ancora il fascino della sua concezione romantica rivoluzionaria. Il grande agitatore infatti nel Manifesto Ai nostri fratelli in fede aveva affermato che la Rivoluzione europea soltanto, e quindi l'abbattimento di Napoleone, avrebbe potuto risolvere la questione della Nazionalità, che la Francia aveva il dovere di conti­nuare e di svolgere, per la propria gloria e per il bene di tutti, la sua potente tradizione del 1789 e del 1792. Un uomo ostacolava il movimento rivoluzionario in Europa e la costituzione unitaria in Italia: quest'uomo era Napoleone, l'uomo del 2 dicembre... l'assassino di Roma.
Nel chiudere la lettera, pero, l'Orsini esprime un augurio che strìde conia visione catastrofica della palingenesi europea. Dio voglia che io mi sbagli e che invece ci si abbia a rivedere presto con un arme in mano: è ciò che io desidero . La visione roman­tica delle cose e nicnt'al tro che questa lo determinerà all'attentato del 14 gennaio 1858, ma nella solitudine del carcere di Mazas, la visione realistica disperderà le nubi romantiche e Napoleone gli apparirà come il possibile e l'unico liberatore d'Italia. <c Dalla vostra volontà scriveva a Napoleone dipendono il benessere o la infe­licità della mia patria, e la vita o la morte di una nazione cui l'Europa va debitrice in gran parte della sua civiltà. Tuttoché semplice cittadino, dalla mia prigione oso far pervenire una debole voce fino alla M. V. onde pregarla di ridare all'Italia quell'indi­pendenza che i suoi figli perdettero nel 1849 per colpa stessa dei francesi. E dal fatto che la lettera era stata letta in pubblica udienza, l'Orsini- nell'altra dell'll marzo ne traeva gli auspici più lieti: il fatto mi addimostra che i voti espressi in favore della mia patria trovano eco nel cuore di Lei e per me quantunque presso a morire, non è al certo piccolo conforto il vedere come la M. V. sia mossa da veraci sensi italiani . La storia ha giudicato Napoleone e Orsini e noi non possiamo non far nostro il
giudizio di Mazzini sul martire: Orami mi è sacro. 3) ,
PAOLO PANTALEO
1) Memorie politiche, 5* edizione, p. 335.
2) Scrìtti editi ed inediti di Giuseppe Marnai, voi. LX. lettera vTV.