Rassegna storica del Risorgimento
BIBLIOGRAFIA
anno
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1943
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pagina
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258
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258 Libri e periodici
ai trono di Polonia, questione nella quale egli era direttamente interessato come direttamente lo interessava l'alleanza con il Piemonte per avere libero il passo ad assalire da questa parte l'Impero, La realtà era ben diversa (giustamente annota il Sai-sotto), perchè l'argomento si sarebbe dovuto capovolgere nel senso che il possesso del Milanese era niente altro che il compenso dovuto a Carlo Emanuele IH per l'alleanza che lasciava libero il passo attraverso le Alpi e il Piemonte all'armata francese e per l'apporto che a quest'armata egli dava con il proprio esercito, ottimamente attrezzato e addestrato. Il memoriale invece insiste dichiarando più volte che l'alleanza era stata stipulata prevalentemente nell'interesse di Carlo Emanuele e che l'armata francese aveva conquistato il Milanese per lui sottoponendosi ai disagi della traversata delle Alpi, disagi che, se non si fosse provveduto urgentemente, avrebbero costretto i soldati alla diserzione o al saccheggio con la conseguente perdita del Milanese rimasto indifeso.
Ma non conviene credere peraltro che ci fosse proprio bisogno dell'incidente cui si è accennato per fomentare la diffidenza o peggio tra le due parti. Animosità e malcelato disprezzo dei Francesi verso il Re di Sardegna si manifestarono fin dall'inizio della campagna. Scrive infatti il conte Gabriele Verri, testimonio non sospetto, sotto la data del 7 novembre 1733, che le truppe piemontesi sono disciplinate, non cosi le francesi, le quali non obbediscono, agli ordini del re, benché generalissimo dell'armata.
Da principio, a dire il vero, specialmente durante la marcia dal confine ai vari luoghi di destinazione, disordini e violenze contro le proprietà furono commesse anche dalle truppe sabaude, ma mentre il provvedimento del Re pose ben presto termine presso queste ultime, nulla egli potè verso le truppe francesi che, ad onta dei suoi ordini severissimi, continuarono a far violenze e sterminio in ogni luogo di fermata o di passaggio. E che* soprusi di ogni genere abbiano commessi i francesi, e veramente gravissimi, risulta da tutte le testimonianze del tempo e una conseguenza molto significativa si ebbe nel fatto che dall'esercito francese si allontanarono spontaneamente parecchi alti ufficiali, tra cui il Duca di Lorena, dicendo son parole del Verri di aver rossore di restare più. oltre in un esercito di ladri anziché di soldati. Il contegno irrispettoso della soldatesca francese verso il generalissimo dell'armata e le licenze inaudite e le scelleraggini innumerevoli a cui essi trascorsero minarono indubbiamente l'opera di conquista degli animi che aveva intrapresa Carlo Emanuele nel Milanese, ove a tutta prima era riuscito ad affezionarsi il paese per i suoi tratti di benevoli riguardi verso i magistrati locali, per la schietta cordialità verso il patriziato milanese e per le sue palesi dimostrazioni di intendimenti giusti ed equanimi verso i suoi nuovi sudditi.
Il suo costante paterno interessamento alle sorti del paese (ormai suo di fatto) e il suo atteggiamento di difensore ad ogni costo delle sue condizioni economiche dovevano fatalmente generare a poco a poco l'effetto opposto a quello che egli si era proposto, perchè i Francesi tennero sempre ben ferme le loro esorbitanti pretese (richiedevano nientemeno che fosse loro corrisposta la somma di quattro milioni novecento novemila duecento cinquanta lire, cioè più di quattrocento ventimila lire mensili) e :ii Re dovette finire a poco a poco con il cedere, perciò cominciò verso di lui la disistima e l'ostilità e non mancò neppure qualche corrente addirittura nettamente contraria derivante dall'opinione, che intorno a Ini si diffondeva, che egli fosse un debole, quasi uno zimbello, giocato da Francesi e da Spagnoli; correnti ohe generarono anche satire poco riverenti contro la sua persona. Nel passo già citato del Verri, in cui si parla di numerosi omicidi e si dice che i Francesi erano abborditi per le loro violenze, si aggiungerà È pure malvedoto il governo del re dì Sardegna finora pieno di dolcezza e che studia di guadagnar il cuore del paese. Tutta la città di Milano desidera il ritorno dei tedeschi, benché da loro fossero queste popolazioni sommamente aggravate. Anche un altro testimonio del tempo, Marco Foscarini, rileva questo atteggiamento delle popolazioni; secondo Ini i Milanesi non solo non aiutarono, ma anzi osteggiarono i nuovi conquistatori mentre aiutarono invece gli Austriaci dimostrando nn vero attaccamento verso T Imperatore. La cosa si spiega in verità facilmente: per i più non